Una Malvasia stromboliana

Una Malvasia stromboliana

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
20 marzo 2026

Ai piedi del vulcano di Stromboli nasce una versione di Malvasia passita che gli amanti della tipologia devono conoscere: la produce Giorgio Cusolito, seguendo le orme del nonno Salvatore.

Assaggio a fine serata a casa degli amici, Luta Bettonica e Giancarlo Leone, la Malvasia Zà Tarina 2024, prodotta dalla famiglia Cusolito a Stromboli, isola vulcanica dell’arcipelago delle Eolie poco presidiata, a differenza di Lipari, dal punto di vista vitivinicolo (è certamente più famosa per la letteratura, da Alexandre Dumas a Jules Verne, e per il cinema: qui hanno realizzato i loro film Roberto Rossellini, Vittorio De Seta, Marco Tullio Giordana, Paolo Sorrentino). 

Il vino ha colore dorato intenso, luminoso e profumi che rispecchiano il carattere stromboliano del vulcano: emissioni di albicocca secca, esplosioni di erbe aromatiche, fontane ardenti di mandorle. Il sorso è denso, avvolgente, soffice, dotato di contrasto, dal finale dolce-salmastro. Un gioiello aromatico che s’incastona perfettamente nei diademi passiti prodotti nelle piccole isole (Eolie, Ustica, Pantelleria) che gravitano intorno all’isola madre, la Sicilia.

Non conoscevo questo vino e non ne avevo mai sentito parlare. Luta mi gira il numero di Simona Cusolito, bergamasca che da quarant’anni vive a Stromboli. Lavorava nell’impresa edile del marito Vincenzo Cusolito prima di mettersi ad aiutare il secondogenito Giorgio, trentenne, che ha interrotto gli studi di agraria a Milazzo (sullo scoglio di Stromboli non ci sono le scuole superiori), facendo poi elettrotecnica. Ma la sua passione è sempre stata il vino, fin da quando andava in campagna con il nonno Salvatore. Da qui, mi racconta Simona, nasce tutta la storia. 

Ai primi del Novecento gli abitanti di Stromboli vivevano ancora di agricoltura, vendendo l’uva e i capperi, una tradizione che arrivava almeno dal secolo precedente se Alexandre Dumas scriveva nel suo Viaggio nelle Eolie del 1835, contenuto in Impressions de voyage. Le Corricolo (quattro volumi usciti tra il 1841 e il 1843): «Erano quasi le otto del mattino: per salvaguardare la nostra ascensione dalla troppa calura ci mettemmo subito in marcia. La vetta di Stromboli è a soli dodici, quindicimila piedi sopra il livello del mare, ma la sua pendenza è così ripida che non la si può affrontare in linea retta: bisogna sempre zigzagare. All’inizio, uscendo dal villaggio, il cammino era stato facile: s’inerpicava in mezzo ai vigneti carichi di quell’uva che costituisce tutto il commercio dell'isola; i grappoli ne pendevano in così gran numero che chiunque ne coglieva a piacere senza neanche pensare a chiedere il permesso al proprietario. Una volta usciti dalla zona delle vigne, però, non c’era più alcun sentiero e dovemmo procedere a caso, cercando il terreno più facile e le pendenze meno scoscese». 

Ma la crisi degli anni Venti (moria delle viti e conseguente disoccupazione) costringe Salvatore Cusolito a trasferirsi in Australia con la moglie Eugenia Tesoriero. Lei sente la nostalgia di casa, lui meno. Ma si ammala e il cardiologo gli consiglia un’aria migliore, l’aria di casa. I coniugi tornano a Stromboli, non trovano più le vecchie mattonelle di casa, ma i vigneti sono ancora intatti, perché a nessuno importavano. Cominciano a produrre quella Malvasia, senza etichetta, che il nipote Giorgio ha ripreso a imbottigliare dalla vendemmia 2022 con tecnica moderna (l’enologo è Roberto Muccifuori) e con l’aiuto della compagna Antonella e del fratello maggiore Davide, ingegnere. Da un piccolo vigneto d’epoca ad alberello su terreni vulcanici a 50 metri sul livello del mare (3000 metri quadri nella frazione Ficogrande risalenti agli anni Sessanta) e da quelli più recenti impiantati nel 2017 sul Timpone a 200 metri di quota (estendendo la coltivazione del corinto nero, che entra per una piccola percentuale nel passito e che dal 2025 viene vinificato in purezza) nasce Zà Tarina (“Donna Caterina”), dedicato alla bisnonna di Giorgio, anche lei emigrata in Australia con il figlio Salvatore. Una piccola produzione di 900 mezze bottiglie da uve vendemmiate a metà agosto, appassite all’aperto e coperte alla sera per proteggerle dall’umidità, torchiate e fermentate in acciaio, dove poi il vino matura per nove mesi. Sempre nella zona del Timpone, accanto al Centro Operativo Avanzato (COA) di Stromboli, Giorgio, che produce anche i capperi come facevano i suoi nonni, sta realizzando una trattoria rurale dove poter accogliere clienti e turisti con la sua Malvasia e alcuni piatti locali preparati con i prodotti dell’orto e il pescato del giorno.