Custoza, l’orgoglioso blend veronese compie 50 anni

Custoza, l’orgoglioso blend veronese compie 50 anni

Territori
di Alessandro Franceschini
09 giugno 2021

Nata nel 1971, la denominazione che prende il nome dalla frazione del comune di Sommacampagna è stata protagonista di una degustazione che ha messo a confronto annate recenti e millesimi con più lustri sulle spalle

“Siamo pronti a ripartire e abbiamo ben chiari i nostri obiettivi”. Determinata e particolarmente sicura delle tappe da raggiungere nel prossimo futuro, Roberta Bricolo, da gennaio al timone del Consorzio Tutela Vino Custoza DOC, ha recentemente aperto i festeggiamenti di questa storica denominazione della provincia di Verona, che proprio quest’anno raggiunge il traguardo dei suoi primi 50 anni.

Sostenibilità, tecnologia e promozione: queste le tre linee guida indicate nell’illustrare le tappe che la piccola denominazione veneta intende percorrere a breve. I corsi di formazione agronomica per i consorziati per ottenere la certificazione SQNPI per la produzione integrata sono già in essere, il quaderno di campagna elettronico sta seguendo lo stesso percorso, mentre sul fronte valorizzazione del territorio sono in corso svariate iniziative, a partire da quella organizzata  sabato 5 giugno a Sommacampagna, uno dei comuni che ospitano la denominazione nata nel 1971.

Vini solo quotidiani o che possono sfidare il tempo?

Quale ruolo ritagliarsi all’interno dell’universo bianchista italiano? Puntare solo ed esclusivamente al rapporto qualità-prezzo oppure osare di più, magari mettendo in mostra, vicino al volto più fresco e giovanile dei vini d’annata, anche le versioni che puntano alla longevità, soprattutto con la tipologia Superiore? Sono stati alcuni degli argomenti che hanno caratterizzato un interessante dibattito a latere della degustazione che ha cercato di mettere in evidenza i tratti salienti del Custoza DOC. Ad animarla tre penne di primo piano del giornalismo enoico italiano – Alessandra Piubello (Guida Vini Veronelli e corrispondente di Decanter), Veronika Crecelius (corrispondente di Weinwirtschaft) e Marco Sabellico (Curatore Guida Vini d’Italia Gambero Rosso) – e 10 vini di più annate, dalla recentissima 2020 sino alla 2013.

Vigne di Custoza

Difficile capire quali saranno le evoluzioni e le prospettive future dei vini di questa denominazione, ma certo sono più d’uno i punti fermi emersi durante la degustazione. A partire dal timbro stilistico che sembra accomunarli un po’ tutti, al netto delle diversità produttive e di quelle dovute alle singole annate. Sono vini nella maggior parte dei casi delicati, quasi sussurrati in alcune versioni, che giocano più sulle sfumature che sulla potenza del registro aromatico, così come sulla decisa sapidità al palato. Un aspetto, quest’ultimo, sempre presente, sia nelle interpretazioni che puntano sulla freschezza, che in quelle che invece giocano maggiormente con morbidezze e ricchezze espressive.

Il valore del terroir e della composita base ampelografica

D’altronde il famoso, e per alcuni versi famigerato, concetto di terroir qui certo non manca: il paesaggio morenico che disegna le dolci e basse colline della denominazione e unisce i nove comuni della denominazione – Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo Veronese, Sona, Bussolengo, Pastrengo, Lazise –, è formato da suoli ricchi di scheletro, ghiaia e depositi sassosi. La composizione prevalentemente calcarea è l’indiziata numero uno dell’evidente sapidità presente un po’ in tutti i vini di questo territorio. La zonazione, compiuta dal professor Attilio Scienza e dal suo team di Milano, ha messo poi in evidenza tre diversi distretti  – gli anfiteatri morenici, la pianura alluvionale pre-wurmiana e del Wurm (quarta glaciazione del Pleistocene, da 110 a 12.000 anni fa) e la pianura alluvionale risalente al periodo successivo (dai 11.000 anni fa) – che potenzialmente aumenta ancor di più la complessità qui presente e che, se valorizzata e comunicata come dovrebbe, potrebbe riservare non poche sorprese.

Il blend o l’uvaggio, in un’epoca che probabilmente premia più i solisti che non le esecuzioni d’insieme, rappresenta qui, come in altre denominazioni, un valore che in realtà va custodito e difeso, soprattutto se dosato con intelligenza. Il Custoza è un mix che per il 70% unisce la delicata florealità e i tocchi fruttati della garganega, il colore del trebbianello (biotipo locale del tocai friulano), nonché i sentori leggermente aromatici della bianca Fernanda (clone sempre locale del piemontese cortese). Il restante 30% il disciplinare lo concede ad altri vitigni come malvasia, riesling (italico e/o renano), pinot bianco, chardonnay e Incrocio Manzoni 6.013.

Sono bianchi che possono sfidare il tempo? Se gli esempi portati in degustazione non sono solo delle eccezioni, allora la risposta non può che essere affermativa. Le note a volte idrocarburiche e agrumate che arricchiscono il bouquet dopo anni di riposo in bottiglia sono in grado di donare una statura di notevole eleganza e fascino, da scoprire con la calma che compete ai grandi bianchi.

La degustazione

Custoza Doc 2020 - Albino Piona
Vitigni: garganega 40%, trebbiano 10%, trebbianello 20%, bianca Fernanda 20%, riesling, pinot bianco, chardonnay, Incrocio Manzoni 10%.
Ha già un suo equilibrio, nonostante l’evidente gioventù. Sono delle delicate note fruttate di pera e mela cotogna a definire il piacevole quadro olfattivo, corredato da sfumature floreali di glicine. Al palato l’irruenza acida è evidente in questo momento, ma non nasconde un timbro sapido che emerge con chiarezza. Fermentazione e maturazione sulle fecce fini in acciaio. 

Custoza 2020 - Le Tende
Vitigni: garganega, cortese, trebbiano, trebbianello.
Il tratto è di bella finezza, delicatamente ritmato su note floreali e fruttate che ricordano le mimose e le mele Golden, con sfumature di frutta secca che caratterizzano anche la persistenza al palato. La sapidità domina il sorso, dinamico e convincente. Affinamento per quattro mesi in vasche d’acciaio sui propri lieviti prima dell’imbottigliamento.  

Custoza 2020 Greoto - Corte Gardoni
Vitigni: garganega 40%, trebbiano toscano 20%, trebbianello 20%, cortese 10%, varie10%.
L’impatto aromatico è di ottima intensità appena versato nel bicchiere, non indulge nella parte fruttata quanto in quella minerale, insieme a tocchi floreali e di anice stellato. Il sorso è severo, verticale, particolarmente sapido e un un allungo finale fresco regala richiami di erbe aromatiche.

Custoza Superiore Doc 2019 Custodia - Cantina di Custoza
Vitigni: trebbiano toscano, tocai friulano, garganega e Incrocio Manzoni.
Dolci note di pere mature e susine insieme a una nota speziata, di pepe bianco ben bilanciata. Ha un tocco aromaticamente semplice, ma ben eseguito, mentre il sorso manca forse di dinamicità e allungo nel finale, benché siano presenti una trama sapida e acida che dona una convincente bevibilità. Matura per tre mesi in tini di rovere e affina poi per quattro mesi in bottiglia.

Custoza Superiore Doc 2018 - Villa Medici
Vitigni: trebbiano 30%, garganega 30%, cortese 30%, tocai friulano 10%.
La trama fruttata, con un bel mix di pere, susine e mele, ha una definizione molto precisa e pulita, al quale si aggiungono tocchi agrumati che ricordano l’albedo del limone. Di buona avvolgenza al palato, discretamente sapido e con un piacevole finale floreale. Fermenta a affina in acciaio.

Custoza Superiore Doc 2018 Summa - Cantina Gorgo
Vitigni: garganega, bianca Fernanda, riesling e altri.
È subito evidente un registro olfattivo completamente differente rispetto ai suoi compagni di degustazione. L’attacco è di grande intensità, con note di frutta matura, di confettura di albicocche, noce moscata, alle quali si aggiungono sfumature esotiche e ricordi di zafferano. Anche al palato il tratto è morbido e suadente, meno avvincente nella trama sapida, ma ben dotato di piacevole freschezza. Da uve surmature in pianta, sosta e lungo sui lieviti dopo la fermentazione. 

Custoza Superiore Doc 2016 Sanpietro - Le Vigne di San Pietro
Vitigni: Garganega, Trebbianello, Trebbiano, Cortese, Manzoni Bianco.
Bel piglio minerale, che unisce a note di pietra focaia quelle fruttate di pera matura, ma mai troppo dolce. A palato c’è grande corrispondenza con Il tratto aromatico del naso, decisamente sapido e fresco, ha struttura e allungo finale. Equilibrato e davvero convincente. Fermentazione in acciaio, maturazione per sei mesi in tonneaux e ancora lo stesso tempo di riposo in bottiglia. 

Custoza Superiore Doc 2015 Cà del Magro - Monte del Frà
Vitigni: garganega, trebbiano toscano, cortese, Incrocio Manzoni.
La trama fruttata è molto intensa e matura, con note di miele, zenzero, lychees, confettura di pere. Molto coerente anche al palato con un incedere morbido che non nasconde la struttura sapida di fondo. Chiude con note di crema chantilly. Fermenta e affina “sur lies” in tini di acciaio e cemento. 

Custoza Superiore 2014 Elianto - Menegotti
Vitigni: bianca Fernanda 50%, garganega 50%.
Annata complicata e vino di difficile espressività, scorbutico e nervoso. Ha un profilo olfattivo che alterna note di erbe aromatiche ben fatte a momenti di totale chiusura. Al palato ha una struttura lieve, forse sin troppo magra ed esile, sebbene la sua sottigliezza sapida doni una piacevole beva complessiva. Affina per otto mesi in cemento su fecce nobili, poi sei mesi in bottiglia.

Custoza Superiore Doc 2013 Amedeo - Azienda Agricola Cavalchina
Vitigni: garganega, bianca Fernanda, trebbianello, trebbiano toscano.
Vino di ottima complessità ed equilibrio, che sfodera con viva intensità sensazioni agrumate, chiare note idrocarburiche e tocchi di albicocca. Dinamico, fresco, di piacevole sapidità chiude con persistenza di razza. Niente fermentazione malolattica: la bianca Fernanda viene portata a -12° C, per poi a 0° C essere pressata con i raspi.