di Luigi Caricato - 22 gennaio 2009 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA
Tanto che perfino gli operatori professionali della comunicazione, quelli che prima di scrivere si documentano, possono commettere errori grossolani. La stessa giornalista del quotidiano “la Repubblica”, Licia Granello, nel suo libro "Mai fragole a dicembre", edito da Mondadori, scivola purtroppo sull’olio in maniera eclatante, confondendo il cosiddetto “verdone” per una “primizia dell’extravergine”. Insomma, un super extra vergine che “si ottiene da olive non ancora del tutto mature, così da esaltare le caratteristiche più marcate, come il colore verde intenso, il profumo di oliva appena spremuta e un gusto amaro e piccante. Perfetto con le bruschette”. Cos’è, come si ottiene e a cosa serve e il “verdone”. Sono in pochi, tra i non addetti ai lavori, a sapere cosa effettivamente sia il “verdone”, anche se, ne sono più che sicuro, sono senza alcun dubbio in tanti ad aver consumato un olio in cui il “verdone” sia stato ampiamente utilizzato per conferire colore a un finto olio extra vergine di oliva o comunque a un generico olio di oliva.
All’origine della qualità, per le edizioni dell’Onaoo, si procede all’oleificazione attraverso una ordinaria pressione delle paste, quindi procedendo in un secondo momento a un rimacino delle sanse di prima pressione addizionate di acqua e, in ultimo, effettuando una seconda pressione della sansa rimacinata. L’olio che si ottiene dalle paste rimacinate, che è poi quello di seconda estrazione, pur non essendo di qualità (visto che si presenta con diversi importanti parametri superiori ai limiti imposti dalla legge) viene tuttavia apprezzato da chi vuole sfruttare a proprio vantaggio la sua intensa colorazione verde. Il “verdone”, pertanto, viene utilizzato o per il taglio dell’olio rettificato (quello che opportunamente miscelato con l’olio vergine diventa il più generico olio di oliva) o lo si impiega, in alternativa, in maniera fraudolenta per colorare gli oli da seme impropriamente utilizzati per creare dei finti oli extra vergine di oliva. Massima allerta: il colore affascina e seduce Ora che si è chiarito cosa sia effettivamente il “verdone”, valga allora un consiglio da tenere bene in mente: non bisogna mai lasciarsi influenzare da ciò che appare. Meglio verificare sempre la bontà di un olio attraverso la valutazione delle sensazioni olfattive e gustative. Già, perché se il colore seduce e disorienta i disattenti, quelli che si fermano alla sola apparenza e al basso prezzo, può sviare anche i più esperti, in certi casi. Il consumatore prima di tutto, deve stare più in allerta. Infatti, quanti agiscono con furbizia e senza scrupoli, puntano proprio ad assecondare le debolezze del consumatore accontentandolo. Il colore preferito di solito è il verde, forse perché fa “più extra vergine”, chissà. E’ una questione complessa, da studiare. Certo è che chi vuol fare affari si spinge su questa preferenza di colore per confezionare all’occorrenza il prodotto più gradito dal consumatore. E così, tanto per fare un esempio concreto, vi racconto un episodio cui sono stato indiretto protagonista qualche anno fa a Parigi, al Sial, all’arcinota manifestazione fieristica dedicata al food. Lo scenario era lo stand di una nota casa olearia italiana, dove ho casualmente ascoltato una conversazione tra due buyer asiatici e il responsabile commerciale dell’azienda. I due operatori stranieri avevano dimostrato pieno apprezzamento per l’olio.
Lo trovavano molto buono, morbido e avvolgente, armonico ed equilibrato nelle note amare e piccanti, eppure non erano del tutto convinti.Inviaci il tuo commento su questo articolo e condividi il tuo punto di vista con tutti gli altri lettori.
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