Vite e clima: il 2026 è l’anno della svolta anche per l’Inao


Vite e clima: il 2026 è l’anno della svolta anche per l’Inao


Approfondimento Francia
di Samuel Cogliati Gorlier
24 luglio 2026

L’Istituto nazionale francese dà il via alla revisione di varie regole in molte appellations. E ovunque si ipotizza una vendemmia precocissima.

Segno allarmante di un cambiamento climatico radicale, l’estate che stiamo vivendo colpisce duramente l’agricoltura, con terreni inariditi, stress idrico, crescita delle piante rallentata o bloccata. La vite non fa eccezione. E la vendemmia 2026 si preannuncia sin d’ora agostana ovunque, forse infrangendo di nuovo tutti i record.

È ancora presto per sbilanciarsi, ma se agosto sarà caldo come luglio, il raccolto sarà super anticipato ovunque. In Borgogna si parla del 20-25 agosto, forse prima nel Mâconnais; la Champagne prevede di iniziare attorno al 15-20. Date simili per l’Alsazia, con i crémant, e per il Beaujolais.
A Bordeaux si inizierà forse a fine agosto, come nel Rodano. Nel Sud-Ovest e nel Rossiglione le previsioni indicano inizio mese per i rossi, mentre a Fitou si è iniziato a raccogliere il moscato il 15 luglio, battendo di dieci giorni il record del 2022!
La variabile principale sembra la pioggia, che potrebbe addirittura anticipare ulteriormente queste scadenze. 

Anche a fronte di questi galoppanti cambiamenti climatici, l’Institut national de l’origine et de la qualité ha deciso di cambiare marcia. Nella sua seduta di giugno, il Comitato viticolo dell’Inao ha precipitosamente approvato l’avvio o l’accelerazione di una serie di riforme pensate per «adattare le Aoc alle sfide del momento». Surriscaldamento globale, innanzitutto, ma anche nuove tendenze commerciali direttamente o indirettamente correlate. 

La decisione dell’Inao verte ad «accompagnare l’evoluzione delle appellations d’origine», velocizzando le modifiche dei disciplinari di produzione e alleggerendo i controlli, concentrati «sugli elementi essenziali». Procedure più snelle, insomma, e vincoli meno stringenti per i produttori.
Ad esempio, le domande per introdurre nelle Aoc nuove tipologie – bianchi, spumanti – saranno facilitate. In alcuni casi (ad es. Bordeaux clairet), tolleranza sugli zuccheri residui dovuti al caldo, ma anche autorizzazione a piccole aggiunte per “arrotondare” il profilo gustativo.

Soprattutto, si velocizzerà l’adozione di diverse contromisure in vigna. Si ridiscuteranno rapidamente i sesti d’impianto, per «considerare gli effetti del cambiamento climatico», verosimilmente abbassando la densità minima. Anche le rese per ettaro potranno essere ridiscusse con una corsia preferenziale.
Un gruppo di lavoro torna poi a discutere di irrigazione di soccorso, «ragionata e regolamentata».
Ultimo ma non ultimo, il capitolo «variétés d’intérêt à fins d’adaptation», ossia l’introduzione di nuovi vitigni, siano essi esogeni o resistenti (Piwi).
Insomma: con il 2026 l’Inao suona il campanello d’allarme, e auspica che il cantiere sia chiuso entro febbraio prossimo. •