I Sodi di Veronelli, il vino che celebra i 100 anni della nascita del Maestro

I Sodi di Veronelli, il vino che celebra i 100 anni della nascita del Maestro

Attualità
di Alessandro Franceschini
06 febbraio 2026

Presentata una special edition de I Sodi di San Nicolò, vino storico di Castellina in Chianti, che proprio Luigi Veronelli tenne a battesimo consigliando i vitigni e il nome

Il 2 febbraio Rai Storia ha riproposto la serie “Viaggio sentimentale nell’Italia dei vini”, inchiesta che Luigi Veronelli firmò con Nichi Stefi – quattro puntate tra aprile e maggio del 1980 – per raccontare la grandi difficoltà che attraversava il vino italiano in quegli anni. 

Una bellissima testimonianza, ritrasmessa in occasione del centenario della nascita (1926 - 2026) di quello che è unanimemente considerato il padre del giornalismo enogastronomico in Italia, ma che sarebbe un errore ridurre solo a questo, tale fu l’originalità e l’incisività della sua prosa e della sua poesia, utilizzate per raccontare un mondo, quello del vino e del cibo, come probabilmente non era mai stato fatto prima.

Un'etichetta speciale

E per celebrare questo anniversario, è stata recentemente presentata un’edizione speciale di un vino intimamente legato alla storia di Luigi Veronelli, I Sodi di San Nicolò, che per l’occasione ha cambiato nome ne I Sodi di Veronelli, nonché la veste grafica, che in questo caso è su sfondo rosso, come il colore del mantello che spesso indossava. Un’etichetta particolare, da scoprire nel vero senso della parola, perché sollevandola svela l’aneddoto che racconta come nacque questo storico vino prodotto da Castellare di Castellina per la prima volta nel 1977.

La nascita de I Sodi di San Nicolò

«Stavamo andando verso la cantina di Castellare lungo la strada che va verso la Chiesa di San Nicolò e che attraversa una vigna storica, chiamata dai mezzadri vigna de’ sodi, a causa del terreno ricco di pietre, e l’altra che porta il nome della Chiesa del 1300» ha raccontato Paolo Panerai, fondatore di Castellare di Castellina, durante un pranzo che si è tenuto nel ristorante Da Vittorio, altro luogo di veronelliana memoria, poiché fu proprio lui a scoprire per primo il talento della famiglia Cerea.

«Ad un certo punto Veronelli, saputo che volevo realizzare da queste vigne anche io un Supertuscan sulla scia del successo del Vigorello e del Tignanello, con tono perentorio mi disse: “Hai il sangiovese e la malvasia nera, dimenticati dei vitigni francesi!”». Era il 1976 e l’anno dopo vide la luce I Sodi di San Nicolò, con l’articolo determinativo “I” davanti, sempre per volere di Veronelli, che lo reputava fondamentale. Il vino uscì per la prima volta l’anno successivo, 80% sangiovese e 15% malvasia nera, proveniente da quelle due vigne di proprietà. 

Prima annata nel 1977

Se allora l’enologo era Maurizio Castelli, la regia è oggi di Alessandro Cellai, vicepresidente del gruppo Domini Castellare di Castellina, che durante l'incontro ha descritto la grande cura con la quale tuttora questo vino viene prodotto, grazie a uve selezionate acino per acino, la vinificazione in acciaio, la sosta in cemento per svolgere la fermentazione malolattica, la maturazione in legno per due anni e poi un ritorno ancora in cemento per l’illimpidimento naturale.

Questa edizione speciale de I Sodi di Veronelli, prodotta in 3000 esemplari dell’annata 2021, accompagna anche la pubblicazione di una nuova edizione dei Dialoghetti morali, opera nella quale Veronelli, ispirandosi alle Operette morali di Giacomo Leopardi, dialoga con vari interlocutori su temi diversi temi di cultura, vino e costume, esprimendo quello spirito anticonformista e anarchico che ha sempre caratterizzato il suo lavoro e la sua personalità.