Terradesa: un progetto tra Varesotto e Alto Piemonte
Attualità
di Sara Missaglia
15 settembre 2026
Dalla sperimentazione dei PIWI a Cassano Magnago allo Spanna sulle Colline Novaresi. Il percorso di una nuova giovane realtà che lavora in due territori distinti grazie all’esperienza e la visione dell’enologo Mario Falcetti.
Una realtà giovane, ma alle spalle già un progetto molto preciso. Terradesa nasce dall’incontro tra Erica Battaglioli e Carlo Ciocci, che hanno scelto il vino come nuova direzione imprenditoriale e personale, e Mario Falcetti, chiamato a dare forma enologica e agronomica a un’idea costruita su territori, varietà e sensibilità differenti.
La particolarità di Terradesa sta innanzitutto nella sua posizione: guardando una mappa è da subito chiaro che c’è qualcosa di nuovo. La cantina vive, infatti, tra Cassano Magnago, nel Varesotto, e Mezzomerico, nelle Colline Novaresi, due luoghi vicini sulla carta ma profondamente diversi per storia viticola, terreni e scelte varietali. Il primo rappresenta la frontiera più sperimentale, il secondo recupera invece uve che appartengono da tempo alla grammatica enologica dell’Alto Piemonte.
Cassano Magnago e Mezzomerico rimangono volutamente due esperienze diverse. A Cassano Magnago, in località Valdarno, Terradesa ha riportato la vite in un’area del Varesotto dove la viticoltura, presente storicamente, era stata progressivamente abbandonata dalla metà del Novecento. Qui nasce probabilmente la parte più curiosa del progetto: un vigneto disegnato secondo una geometria esagonale, suddiviso in sei settori e dedicato ad altrettante varietà PIWI. Le uve a bacca rossa sono prior, khorus e cabernet cortis; quelle a bacca bianca solaris, souvignier gris e johanniter. Il vigneto è lavorato manualmente, con inerbimento permanente e un numero molto contenuto di trattamenti, reso possibile dalla naturale minore suscettibilità di queste varietà a oidio e peronospora. Le prime microvinificazioni sono partite con la vendemmia 2025. A Mezzomerico lo scenario è completamente diverso. Sui suoli di origine vulcanica delle Colline Novaresi Terradesa lavora con erbaluce, nebbiolo - che qui prende il nome di Spanna -, vespolina e barbera. Varietà profondamente legate alla storia viticola piemontese, sulle si cerca precisione e riconoscibilità, con un approccio più attuale. A Cassano si sperimenta sulle possibilità dei PIWI; a Mezzomerico si lavora invece su varietà che appartengono da secoli all’Alto Piemonte. Esperienze molto diverse, senza pretendere di farle assomigliare. L’obiettivo è capire, vendemmia dopo vendemmia, che cosa possa davvero esprimere ciascuno di questi luoghi. Per ora ci sono i primi vini. Ed è da quelli che è necessario partire.

Esaluce 2025 - Colline Novaresi DOC
Il percorso comincia dal Piemonte e dall’erbaluce, interpretato da Terradesa con un nome che gioca tra quello dell’azienda e quello del vitigno: Esaluce. La vendemmia 2025 è stata raccolta il 27 agosto. Fermentazione particolarmente lenta, protratta per 25 giorni a circa 13 °C, affidandosi a lieviti in grado di lavorare regolarmente a temperature così basse. Una scelta precisa, orientata a preservare il profilo del frutto evitando esasperazioni aromatiche. Il vino arriva nel bicchiere con un’alcolicità contenuta, 11,60% vol., e un’acidità di 7,30 g/l. È completamente secco, senza zuccheri residui. Al naso l’intensità lascia spazio alla finezza: fiori, agrumi, frutto bianco e pesca bianca. Il sorso è agile, fresco, di buona tensione, con un equilibrio che non ha bisogno di appoggiarsi alla struttura o al volume. Imbottigliato nel marzo successivo alla vendemmia, al momento della degustazione aveva già alle spalle circa sei mesi di bottiglia.
Solaris 2026 - anteprima di vendemmia / microvinificazione PIWI
Il solaris porta invece a Cassano Magnago, nel vigneto sperimentale dedicato ai PIWI. Falcetti lo definisce uno dei capisaldi tra le varietà resistenti a bacca bianca, un vitigno ottenuto a Friburgo negli anni Settanta e portatore di una genealogia complessa. La vera scommessa è stata però coltivarlo non in quota o in un ambiente particolarmente freddo, come spesso accade, ma in un fondovalle relativamente caldo. L’anteprima 2026 è stata vendemmiata il 4 agosto e ha fermentato dal 6 al 19 agosto, appena tredici giorni. Al momento dell’assaggio è un vino giovanissimo, ancora in piena costruzione e sottoposto a bâtonnage sulle fecce fini.
È un’anteprima, ancora lontana dalla sua forma definitiva. Il tratto più evidente è l’acidità sferzante, intorno a 9,30 g/l, sorprendente considerando la precocità della raccolta e il contesto pedoclimatico. Al naso emergono fiori bianchi, mela croccante, pera Williams, una sfumatura tropicale e una nota di foglia di limone; al palato prevalgono tensione e una sensazione quasi dissetante. Falcetti preferisce la fluidità alla potenza e paragona il movimento del vino a quello di una ballerina o di una ginnasta. Interessante anche il rapporto con il terreno di Cassano Magnago, formatosi attraverso successive sedimentazioni alluvionali e caratterizzato da una significativa matrice argillosa, con una buona disponibilità di elementi minerali. È ancora presto stabilire quanto il terroir possa già essere leggibile nel bicchiere. Per capire dove potrà arrivare bisognerà aspettare le prossime vendemmie.
Souvignier Gris 2026 - anteprima di vendemmia / microvinificazione PIWI
Anche il souvignier gris è poco più che un’anteprima. La vendemmia è avvenuta circa dieci giorni dopo quella del Solaris e la fermentazione si è conclusa in undici giorni. A colpire immediatamente è la forza dell’acidità, accompagnata da un pH di 2,87: un valore che si riconduce innanzitutto alla genetica del vitigno e alla sua naturale capacità di conservare freschezza. La buccia presenta una colorazione rosata che può ricordare quella del traminer aromatico e apre a possibilità enologiche differenti. Il souvignier gris può essere vinificato in bianco, mentre una permanenza più lunga a contatto con le bucce potrebbe portarlo verso interpretazioni macerate, fino a un possibile registro orange. A Terradesa, tuttavia, il suo futuro sembra delinearsi soprattutto in un’altra direzione. Sarà infatti una delle basi del progetto Metodo Classico, proprio grazie all’acidità molto elevata, alla freschezza e a una gradazione adatta alla successiva rifermentazione. È ancora presto per giudicarlo, ma rispetto al Solaris la differenza è già chiara: più verticale, teso, con un’acidità che prende immediatamente il comando. Falcetti lo considera particolarmente interessante anche in prospettiva di assemblaggio.

Kantus 2026 - anteprima di vendemmia / microvinificazione PIWI
Il kantus è una varietà ottenuta dall’Università di Udine e iscritta al Registro nazionale nel 2015, legata geneticamente al merlot, con la presenza anche del cabernet franc nella propria genealogia. Falcetti lo ha scelto proprio per mantenere un collegamento con il merlot, storicamente uno dei riferimenti a bacca rossa di questa parte della Lombardia, senza cercarne una replica. L’anteprima 2026 nasce da una vinificazione volutamente essenziale ed esplorativa. Nessuna forzatura sul fronte dell’estrazione, ma semplici follature ripetute durante la giornata: in questa fase interessa soprattutto capire quale sia la voce naturale della varietà prima di decidere come indirizzarla negli anni successivi. Il carattere emerge con decisione. Il colore richiama il melograno, mentre al naso compare una marcata componente balsamica e iodata, accompagnata da richiami all’eucalipto e da un profilo aromatico piuttosto distante dal tradizionale. Nel sorso entrano in gioco tannino e freschezza, ancora inevitabilmente da ricomporre in una fase così precoce. Il progetto prevede per questo vino circa un anno di affinamento, durante il quale entrerà anche in contatto con il legno. Rispetto ai bianchi, il Kantus chiede evidentemente più tempo e Falcetti ne intravede una possibile evoluzione importante.
Spanna 2025 - Colline Novaresi DOC
Lo Spanna 2025 ci riporta nelle Colline Novaresi. Il nome recupera il termine storico con cui in questa parte del Piemonte veniva chiamato il nebbiolo e contiene già una dichiarazione d’intenti: interpretare il vitigno con una sensibilità alto-piemontese, lontana dalla ricerca di potenza o muscolarità. Nel bicchiere il colore racconta immediatamente la delicatezza del patrimonio antocianico del nebbiolo. Al naso prevalgono frutto e finezza, con un’espressione nitida e fresca, senza sovrastrutture. In bocca è scorrevole e preciso, con un nebbiolo immediatamente riconoscibile. Lo Spanna nasce dall’unione pressoché paritaria di due vigne, entrambe collocate su un versante occidentale ma differenti per pendenza e carattere: una restituisce vini leggermente più morbidi, l’altra maggiore profondità e delicatezza. Il loro incontro definisce il vino. È il vino centrale della parte piemontese del progetto Terradesa, sul quale si costruisce con maggiore evidenza il rapporto con il territorio. Anche qui la bottiglia assume un ruolo importante: il riposo dopo l’imbottigliamento permette al vino di distendersi e trovare maggiore equilibrio. La bevibilità resta centrale, insieme alla riconoscibilità del nebbiolo.

Vespolina 2024 - Colline Novaresi DOC
La Vespolina 2024 è probabilmente il vino sul quale il lavoro enologico di Falcetti si avverte con maggiore evidenza. Si parte da un vitigno dal carattere riconoscibile, talvolta persino spigoloso, che l’enologo cerca di accompagnare senza cancellarne l’identità. Le uve provengono da due parcelle con esposizioni differenti: una sul versante occidentale e l’altra leggermente orientata verso est, quindi più fresca. Le due componenti vengono vinificate insieme. Il passaggio in legno è breve e molto misurato, utilizzato non per imprimere aromi o struttura, ma per portare il vino fuori da una fase eccessivamente riduttiva prima di completare l’affinamento in acciaio. Ne esce una Vespolina in qualche modo “addomesticata”, come è stato osservato durante la degustazione, ma tutt’altro che privata del proprio carattere. Il frutto rimane in primo piano, sostenuto dalla naturale freschezza del vitigno: il vino rimane agile, fresco, immediato. Anche in questo caso Falcetti insiste sull’importanza della bottiglia: meglio anticipare l’imbottigliamento e concedere al vino il tempo necessario nel vetro, piuttosto che prolungarne eccessivamente l’affinamento in vasca.
Barbera 2024 - Colline Novaresi DOC
Chiude il percorso la Barbera 2024 - Colline Novaresi DOC, vitigno verso il quale Mario Falcetti rivendica apertamente una considerazione maggiore. La barbera, nella sua lettura, possiede praticamente tutto: colore, tannino, acidità e una notevole plasticità enologica. A penalizzarla nel tempo è stata piuttosto una certa immagine di vino quotidiano e popolare che ne ha finito per ridimensionare il valore percepito. Partendo da questo pregiudizio, il tentativo è quello di ribaltarlo, senza snaturare la barbera. Anche in questo caso il legno è dosato con misura, impiegato nella prima fase dell’affinamento e seguito poi dall’acciaio. Al naso il frutto è netto e succoso, con richiami alla mora e al gelso, accompagnati da una freschezza immediatamente riconoscibile. In bocca il vino scorre con naturalezza: l’acidità rimane l’asse portante, ma non diventa aggressiva. Il finale è morbido e suadente, il tannino ben inserito. È qui che torna una delle considerazioni più interessanti espresse da Falcetti durante la degustazione: fare vini comprensibili non significa fare vini semplici o banali. «È piuttosto permettere al vino di raccontarsi senza sovrastrutture, recuperando quella piacevolezza del bere che per troppo tempo è sembrata quasi dover chiedere il permesso alla complessità», conclude Falcetti.
