Festival Franciacorta a Milano. Ciak si degusta

Festival Franciacorta a Milano. Ciak si degusta

18 ottobre 2012 - scritto da Camilla Guiggi in Degustando

Dopo circa un anno, lunedì 15 ottobre i Chiostri del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano hanno accolto nuovamente il Festival Franciacorta: 45 aziende produttrici presenti, seminari e banchi d’assaggio

Festival Franciacorta Milano 2012La capitale meneghina è, oramai, una tappa fissa di questo Festival itinerante che aiuta il pubblico a conoscere ed avvicinarsi a questo “vino” prodotto con il metodo classico. A identificarlo basta unicamente il nome della regione geografica; l’etichetta, infatti, reca solo la dizione Franciacorta. Un unico termine che definisce il territorio, il metodo di produzione e il vino. Il Franciacorta è stato il primo vino prodotto con il metodo della rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto in Italia, nel 1995, la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

La Franciacorta è situata sull’estremo confine settentrionale della pianura Padana e si va a incastonare dentro il sistema alpino in prossimità del lago di Iseo. Il clima è simile a quello della pianura Padana ma con i benefici effetti della presenza del lago che, creando un microclima particolare, favorisce le escursioni termiche che regalano ai vini profumi e freschezza. Da un punto di vista pedologico il territorio franciacortino è estremamente eterogeneo e si possono classificare sei unità vocazionali:

  • morenico sottile: situato sulle creste e sulle porzioni a maggior pendenza dei versanti delle colline moreniche, stimola ad una maggiore precocità di maturazione; i vini prodotti sono caratterizzati  da uno speziato-vegetale e da una buona complessità;
  • depositi fini: comprendenti suoli profondi a tessitura limosa, localizzati prevalentemente nelle aree di ritiro del ghiacciaio e di deposito lacustre. Nei vini di queste zone prevalgono le note floreali;
  • fluvioglaciale: caratterizzato da suoli mediamente profondi, con scheletro grossolano, che inducono un maggior potenziale produttivo e una minore precocità di maturazione. I vini prodotti sono di media complessità e caratterizzati da una nota di fruttato secco;
  • colluvi distali: caratterizzati da terreni profondi, situati nelle aree subpianeggianti , si ottengono uve con media precocità di maturazione e vini bilanciati;
  • colluvi gradonati: i terreni sono posti in pendenza, localizzati sui versanti gradonati detti anche terrazze; le uve qui coltivate sono precoci e i vini base strutturati e complessi.

Quest’anno sono stati organizzati due i seminari con relatori d’eccezione:

Il primo si intitolava “Seminario dedicato alle Grandi Riserve di Franciacorta”. Una degustazione di riserve nelle tipologie Pas Dosé, Extra Brut, Brut, Satèn e Rosé guidata da Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia Ais nel 2010.

Ma cosa indica il termine “riserva” su una bottiglia di Franciacorta? I vini, a partire dalla data del tiraggio (imbottigliamento), iniziano un periodo minimo obbligatorio di affinamento sui lieviti, fino alla sboccatura, e per quanto riguarda “Franciacorta” riserva, “Franciacorta” Rosé riserva, “Franciacorta” Satèn riserva devono passare almeno 60 mesi. La legge è entrata in vigore nel 2010 ed ha una retroattività fino al 2004.

Festival Franciacorta Milano 2012I vini in degustazione

  • Franciacorta Satèn Soul Contadi Castaldi 2006: 100% Chardonnay, oltre 60 mesi sui lieviti; prima annata 1999. Il bouquet è speziato e intenso, con particolari note di anice stellato e semi di finocchio, per poi passare alla vaniglia, alla mela e ad un tocco di miele. Al secondo naso vira più su note tostate e affumicate. All’esame gustativo si presenta sapido con un richiamo all’anice. La bocca rimane pulita e pronta per un nuovo assaggio.
  • Franciacorta Brut Riserva dei Consoli 2004 Villa Crespia: 100% Chardonnay, oltre 70 mesi di affinamento sui lieviti. Prima vendemmia; una piccola parte di vino fa affinamento in legno. Le vigne ancora giovani fanno risaltare le caratteristiche del vitigno rispetto a quelle derivanti dai terreni d’origine. Al naso prevalgono sensazioni agrumate, speziate di coriandolo, balsamiche. Un bouquet fresco e floreale che richiama le sensazioni di una profumeria. Il gusto è sapido, derivante dai terreni d’origine, leggermente amaricante che contrasta le sensazioni morbide.
  • Franciacorta dosaggio Zèro Secolo Novo 2005 Le Marchesine: 100% Chardonnay, solo acciaio. I vigneti sono ubicati sul colle La Santissima a Gussago. Il bouquet è agrumato, su note di chinotto, per poi svilupparsi su sentori di frutta a polpa aranciata come pesca e albicocca. Nonostante sia un pas dosè, stupisce la morbidezza del vino e l’avvolgenza in bocca, notevole anche la freschezza.
  • Franciacorta Extra Brut Vintage 2006 Tenuta La Montina: Chardonnay 55%, Pinot nero 45%, in parte affinamento in barriques. Naso minerale, pietra focaia, con ricordi di scorza d’arancia. In bocca è suadente, morbido e “dolce”, ma la spalla acida conferisce grande bevibilità.
  • Franciacorta Rosè Extra Brut Annamaria Clementi 2004 Cà del Bosco: 100% Pinot nero, affinamento in legno per 7 mesi; prima vendemmia 2003. Il colore richiama il petalo di rosa rosa acceso; il bouquet richiama il ribes, il lampone, la fragolina di bosco, su una base di vaniglia. Il secondo naso risulta balsamico e speziato con richiami verdi della linfa. La barrique è perfettamente integrata, in bocca la corrispondenza gusto olfattiva è perfetta e al gusto è un’esplosione di sensazioni.

Il secondo seminario, dal titolo: “SFUMATURE DI ROSA. Il Franciacorta raccontato dalle donneè stato condotto e moderato da Katja Soardi, sommelier AIS, con la partecipazione di tre produttrici di Franciacorta. Al tavolo dei relatori Maddalena Bersi Serlini, Vice Presidente del Consorzio del Franciacorta e le produttrici Roberta Bianchi, Cristina Ziliani e Sabrina Gozio.

Ricordiamo le caratteristiche del Franciacorta Rosé: le uve utilizzate sono Chardonnay, Pinot bianco (massimo 50%), Pinot nero (minimo 25%).  Le uve Pinot nero fermentano a contatto con la buccia per il tempo necessario a conferire al vino la tonalità desiderata. Può essere prodotto con vino base Pinot nero vinificato in rosato oppure nascere dal suo assemblaggio con vini base Chardonnay e/o Pinot bianco. Si possono produrre le tipologie: Pas Dosé, Extra Brut, Brut, Extra Dry, Sec o Dry, Demisec.

Sei i vini in degustazione:

  • Pas Dosé Il Mosnel: 60% Chardonnay, 30% Pinot bianco e 10% Pinot nero, 30 mesi sui lieviti. Elegante e di carattere. Sentori di crosta di pane, note minerali e una vena vegetale. Un cavallo di razza tutto da gustare.
  • Nature 2008 Ronco Calino: 80% Chardonnay e 20% Pinot nero, 33 mesi sui lieviti. Naso fruttato, di frutta a pasta bianca e frutta tropicale, rinfrescato da sentori agrumati. In bocca è chiara la nota sapida, con una freschezza piacevolmente equilibrata.
  • Satèn Bosio: 100% Chardonnay, 24 mesi sui lieviti. Il bouquet delicato si apre sui fiori di acacia, ailanto e tiglio, si passa poi a note di pesca. In bocca è avvolgente, setoso e abbastanza persistente.
  • Satèn 2008 CorteBianca: 100% Chardonnay, 30 mesi sui lieviti. Ricordi di mandorle tostate, miele di robinia e vaniglia. Piacevole, con richiami varietali al vitigno. PAI importante e perlage cremoso.
  • Rosé Brut Riva: 100% Pinot nero, 20 mesi sui lieviti. Naso intrigante con profumi di fiori, gelatina di frutti di bosco e ribes. Una continua “contraddizione” severo e dolce allo stesso tempo, morbido e secco, di buona sapidità e freschezza. Elegante e “frizzante”.
  • Gran Cuvée Rosé 2007 Bellavista: 52% Chardonnay e 48%Pinot nero, 5 anni sui lieviti. Un rosa color “buccia di cipolla”. Il bouquet va dalle note di mela golden, all’agrume per poi ritornare alla fragolina di bosco. Un naso ampio e complesso, al gusto ritroviamo le sensazioni già percepite all’olfatto. Lunga la sensazione dei piccoli frutti di bosco. Ottimo da tutto pasto per la sua eleganza e duttilità.

Due grandi degustazioni che hanno toccato la parte femminile e fashion del Franciacorta con i Rosé e l’altra più maschile con le Riserve. Non ci resta che darci appuntamento al prossimo anno per vedere i progressi di questo portabandiera del made in Italy.

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