Pio Cesare scommette sul Timorasso

Pio Cesare scommette sul Timorasso

Degustando
di Alessandro Franceschini
11 giugno 2026

Un altro produttore di Langa si confronta con l’autoctono dei Colli Tortonesi. La nuova Riserva 2023 di Pio Cesare debutta dopo diversi anni di sperimentazione e studio e completa la gamma bianchista della storica cantina di Alba

«Siamo stati tra i primi che hanno deciso di investire in zona, ma tra gli ultimi a uscire in commercio con la prima annata». Il gruppo di produttori delle Langhe che ha deciso di puntare sui Colli Tortonesi e sul Timorasso si arricchisce di una nuova firma che debutta proprio in questi giorni, ovvero quella di Pio Cesare. 

Con 145 anni di storia alle spalle e cinque generazioni che dal 1881 la conducono, ultima quella rappresentata dalla giovane Federica Boffa Pio che ne ha preso il timone dopo la morte del padre nel 2021, questa storica cantina, con sede, vinificazione e imbottigliamento ancora ad Alba – un unicum grazie a una deroga vista la storicità della loro produzione ancor prima della nascita del disciplinare di produzione del Barolo e del Barbaresco – ama confrontarsi con l’universo bianchista da tempi non sospetti. 

Federica Boffa Pio. Foto: Paolo DuttoLa passione per i vini bianchi

«Il nostro studio e la nostra ricerca sui vini bianchi inizia tanti anni fa grazie a mio papà che, a fine anni ’70, stava muovendo i primi passi in cantina e aveva un grande sogno: produrre un grande vino bianco che potesse essere presentato insieme al Barolo e il Barbaresco» ricorda Federica durante la presentazione ufficiale della prima annata del Derthona Timorasso Riserva. E così dopo due ettari di chardonnay piantati nella zona del Barbaresco negli anni ’80, che tuttora danno origine ad uno dei vini storici dell’azienda, il sauvignon blanc nel 2003, nonché il cortese nella zona del Gavi, arriva la decisione di confrontarsi con l’autoctono dei Colli Tortonesi nel 2018. 

La casuale scoperta del Timorasso

La folgorazione nasce durante una cena, quando alla cieca Pio Boffa scambia un Timorasso di venti anni per un Riesling. Grazie all’amicizia e la consulenza di una produttrice locale, Elisa Semino de La Colombera, la decisione di trovare la vigna giusta, che viene individuata, non ancora vitata, nella sottozona di Vho a 250 metri di altitudine e della grandezza di due ettari e mezzo. Il primo impianto nel 2021, poco dopo la sua morte, la prima vendemmia nel 2023, solo ora, nel 2026, la decisione di debuttare. «Abbiamo sempre cercato di fare le cose con studio e dopo un confronto e una discussione, sempre con la volontà di inserire un vino non perché va di moda».

 

Quattro vendemmie di studio prima del debutto

Vendemmia a inizio settembre poi le uve vengono portate ad Alba per la vinificazione, con una parte, circa il 20%, sottoposta a criomacerazione la prima notte dopo la vendemmia. Il resto, invece, viene pressata: dopo l’unione delle due frazioni, fermentazione e affinamento in acciaio per circa 12 mesi e poi due anni di riposo in bottiglia. Per ora solo 3.000 bottiglie e 120 magnum. «Il vigneto è esposto a sud e il suolo è molto simile a quelli che abbiamo nelle Langhe – commenta sempre Federica –. È di origine marina, principalmente composto dalle Marne di Sant’Agata».

A questa “ricetta” la famiglia ci arriva con calma, dopo uno studio che abbiamo avuto la fortuna di poter testare durante la presentazione ufficiale del millesimo 2023. Per quattro vendemmie, infatti, comprano una piccola partita di uve dallo stesso fornitore, posizionato a 500 metri dai loro vigneti e si confrontano con questo nuovo vitigno. «Dovevamo apprendere un savoir faire diverso da quello delle Langhe, sia a livello enologico che di viticoltura». Oggi le bottiglie delle annate 2019, 2020, 2021 e 2022 non sono in commercio, «sono prove che assaggiamo per capire da dove siamo partiti e dove siamo arrivati».

La mano, che tende a preservare le peculiarità del Timorasso è la stessa e si sente, il risultato, rispetto al primo millesimo ufficiale in commercio dell’annata 2023, è invece notevolmente diverso. Al netto delle caratteristiche che ogni annata si porta in dote – più calde le annate 2020 e 2022, con vini più ricchi e avvolgenti al palato, più regolari 2019 e 2021, con bicchieri più severi al naso, con belle note balsamiche e un sorso molto sapido –, il Derthona Timorasso Riserva 2023 ha una struttura importante e l’ambizione di durare a lungo: decisamente minerale al naso, con sfumature quasi fumé, note di frutta secca e agrumi, al palato ha un’articolazione giocata soprattutto sulla sapidità, con una densità del sorso importante, che lascia supporre un futuro molto longevo davanti a sé.