Quando fare squadra funziona. Il Ruchè di Castagnole Monferrato

Quando fare squadra funziona. Il Ruchè di Castagnole Monferrato

04 novembre 2020 - scritto da Alessandro Franceschini in Degustando

Cresce costantemente la produzione così come la qualità media. A cinque anni dalla nascita dell'associazione che ha dato nuovo slancio al ruchè, il punto della situazione della piccola denominazione astigiana

Dalle 420 mila bottiglie del 2010 alle 996 mila del 2019, da una diffusione che in Italia è prettamente territoriale e sconfina al massimo nelle regioni più vicine al Piemonte ad un export che invece arriva in Usa e nel Sud-Est asiatico, dove un vino rosso semi-aromatico dai profumi che è difficile dimenticare sembra essere molto amato in abbinamento con la cucina locale. 

È quanto successo in un piccolo angolo del Monferrato, in Piemonte, ad un vino dal nome anch’esso difficile da dimenticare: il Ruchè di Castagnole Monferrato. «Sicuramente ci ha fatto gioco la riscoperta dei vitigni autoctoni avvenuta negli ultimi anni, ma fondamentale è stato soprattutto fare squadra» spiega Luca Ferraris, rieletto presidente dell’Associazione che porta il nome di questa piccola denominazione, DOC dal 1987 e DOCG dal 2010, nata formalmente nel 2015 e che ha l’obiettivo di diffonderne la conoscenza.

Vitigno ruchèDalla nascita dall’associazione a oggi, oltre all’aumento del numero di soci, della produzione e degli ettari vitati – nel 2015 ci siamo occupati di questa denominazione anche su queste pagine, dedicandogli un approfondimento pubblicato su Viniplus N° 9 a firma Anita Croci – è certamente aumentata anche la consapevolezza di avere la possibilità di coltivare un vitigno autoctono decisamente particolare, se non quasi unico nel suo genere, dotato di una carica aromatica distintiva, difficile da dimenticare, ma al tempo stesso di una trama tannica non secondaria che, a detta dei produttori, può far sì che questo vino si possa evolvere con successo in determinate annate sino a 15 anni dalla vendemmia, aspetto che ha portato anche all’inserimento, proprio quest’anno, della tipologia Riserva nel disciplinare di produzione.

Ma tra i cambiamenti intercorsi dal 2015 a oggi, illustrati da Ferraris all’interno di un incontro digitale che ha visto anche la presenza di 6 produttori che hanno illustrato le caratteristiche delle loro interpretazioni di questo vitigno, c’è anche la definitiva chiarezza circa la discendenza di questa originale varietà. Grazie ad una ricerca condotta nel 2016 da un gruppo di lavoro del CNR (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante – Torino) costituito da Anna Schneider, Paola Ruffa, Stefano Raimondi, Paolo Boccacci e Simona Abbà, si è infatti scoperto che il ruchè ha come genitori la malvasia aromatica di Parma, della quale in realtà non si sa molto, e la croatina, alfiere autoctono lombardo che in Oltrepò Pavese trova la sua principale terra di elezione.

Oggi gli ettari vitati iscritti all’Albo sono 185 all’interno dei 7 comuni di produzione – Castagnole Monferrato, Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi –, 27 le aziende imbottigliatrici, 30 i viticoltori, 21 le realtà socie dell’Associazione.

Nel bicchiere dei 6 produttori che abbiamo testato – Agricola Ferraris, Bersano, Amelio Livio, Garrone, Tenuta Montemagno, Montalbera – la nota aromatica di rose e piccoli frutti, in alcuni casi più delicata in altri decisamente più prorompente, con tocchi speziati e balsamici, è ovviamente l’aspetto che maggiormente rimane impresso nella memoria.

Una componente, quella aromatica, che bisogna però saper gestire con intelligenza per far sì che non diventi stucchevole, ma si indirizzi sempre verso canoni di finezza ed eleganza. Al palato emergono maggiori differenze tra chi cerca di levigare e stemperare la vivace trama tannica e chi invece gli lascia più spazio, il tutto all’interno di una cornice dove la freschezza acida non manca mai, soprattutto nell’annata 2019, donando al sorso una piacevole scorrevolezza di beva.

Il quadro, seppur parziale, che se ne deduce è quello di una denominazione viva, dalla qualità media interessante e che guarda verso l’alto. «Il ruchè ha ridato dignità ad un territorio che in passato è stato svuotato dal richiamo della fabbrica e delle grandi città» ha ricordato nel finale Ferraris a dimostrazione che quando il classico “fare sistema” non rimane sulla carta o viene solo invocato nei convegni di settore, corre anche il rischio di poter funzionare.

La degustazione

Ruchè di Castagnole Monferrato 2019 Clàsic - Agricola Ferraris - 15%
Classico e ben identificativo del vitigno, ha un corredo aromatico incisivo e sempre condotto con bella eleganza e compostezza: note floreali di petali di rosa ben bilanciate con quelle dei piccoli frutti in gelatina che ricordano il lampone con piacevoli rimandi all’uva spina. Bocca di dinamica tensione, ha freschezza e tannini delicati, avvertibili, ma mai irruenti.

Ruchè di Castagnole Monferrato 2019 Primordio - Amelio Livio - 14,5%
L’aromaticità dei piccoli frutti e delle note floreali è lieve, mai debordante e con l’ossigenazione lascia spazio alle sfumature più speziate che ricordano il pepe bianco. Al palato ha freschezza di bella fattura e tannini sottili, vivi, con un finale asciutto e appagante.

Ruchè di Castagnole Monferrato 2019 San Pietro Realto - Bersano - 14,5%
Le note più floreali e delicate del vitigno, comunque presenti, lasciano qui spazio a quelle vinose e a un corredo fruttato che ricorda le ciliegie mature, con la componente speziata in grande evidenza. Acidità viva e fragrante, al palato ha un tannino vigoroso, a tratti spigoloso e bisognoso ancora di tempo per assestarsi.

Ruchè di Castagnole Monferrato 2018 Nobilis - Tenuta Montemagno - 15%
Confettura di fragoline di bosco, note di fiori appassiti, ha un piglio più austero e meno sbarazzino rispetto ai resto dei campioni in degustazione. La trama tannica decisa, importante, caratterizza un sorso al quale non manca freschezza e buona persistenza. Da attendere.

Ruchè di Castagnole Monferrato 2019 Laccento - Montalbera - 15%
Ricco e prorompente, ha nella dolcezza delle note fruttate, sia di lamponi e fragole che di uva spina, la componente aromatica più evidente. Al sorso ha freschezza, un tannino molto delicato e lieve, accompagnato da un finale delicatamente amarognolo.

Ruchè di Castagnole Monferrato 2019 - Garrone - 14,5%
Delicato, disvela le note aromatiche del vitigno quasi sottovoce e si caratterizza ancora per una certa vinosità. Il meglio di sé lo dona, in questo momento, al palato, con tannini setosi, freschezza incisiva e un piacevole finale ferroso e minerale.