Sankt Pauls e la nuova grammatica del vino in Alto Adige
Degustando
di Sara Missaglia
22 gennaio 2026
L’incontro di Milano come primo capitolo di una nuova visione condivisa. Tobias Leimgruber: «Rinnovare non significa cancellare il passato, ma leggerlo con rispetto e portarlo nel futuro con una nuova modulazione»
Nel cuore dell’Oltradige, tra i declivi ordinati di Appiano e l’imponente presenza della Mendola, il borgo di San Paolo emerge come un punto di equilibrio naturale, dove il vino racconta una comunità, un paesaggio e una visione che si misura sul tempo lungo.
Fondata nel 1907, Sankt Pauls nasce come cooperativa, risposta condivisa a un territorio frammentato, in cui piccoli viticoltori hanno scelto la collaborazione come strumento di qualità, continuità e identità. Oggi riunisce 190 famiglie di viticoltori e 180 ettari di vigneto, mantenendo intatta quella vocazione originaria: valorizzare ogni parcella, accompagnare i soci in un percorso comune e trasformare la pluralità di suoli ed esposizioni in ricchezza espressiva.
Negli ultimi anni, questa visione ha trovato una nuova modulazione. Non una rottura con il passato, ma un processo di analisi, rilettura e messa a fuoco. Un rinnovamento guidato da una squadra compatta - presidenza, consiglio di amministrazione e management - e dall’ingresso di figure chiave che stanno tracciando una traiettoria chiara, coerente e ambiziosa.
L’incontro a Milano: l’inizio di un nuovo capitolo
La degustazione milanese di Sankt Pauls si apre come un momento di dialogo e racconto, più che come una semplice presentazione di vini. A condurla sono Tobias Leimgruber, direttore marketing e vendite, e Philipp Zublasing, enologo, che sottolineano fin da subito il valore simbolico dell’incontro.
«Oggi rappresentiamo una cantina storica, una cooperativa fondata nel 1907, profondamente radicata nel territorio», racconta Leimgruber. «Negli ultimi tre anni abbiamo avviato una fase di trasformazione sotto la guida del nuovo presidente Bernhard Leimberger. Rinnovare non significa cancellare il passato, ma leggerlo con rispetto e portarlo nel futuro con una nuova modulazione».
Philipp Zublasing entra in cantina nel luglio 2023, Tobias Leimgruber lo segue nel gennaio 2024. «Siamo alle primissime pagine di questo percorso», sottolineano entrambi, consapevoli di trovarsi all’inizio di una traiettoria che guarda lontano.
Un elemento chiave è il loro legame con il territorio. Philipp proviene da Missiano, Tobias da Cornaiano. «Conosciamo i vigneti, i suoli, i viticoltori. Questo ci dà un vantaggio enorme nel lavoro quotidiano e nell’ottimizzazione della qualità». La filosofia è dichiarata: interpretare San Paolo come vocazione d’eccellenza per i grandi vini bianchi dell’Alto Adige, senza rinunciare a una visione contemporanea. «Vogliamo vini eleganti, freschi, verticali, con una bella finitura».

Il territorio come matrice del gusto
I vigneti di Sankt Pauls si estendono tra i 300 e i 700 metri sul livello del mare. Le forti escursioni termiche, l’intensa luminosità e la complessità geologica - porfidi vulcanici, marne calcaree, dolomie, depositi di loess - creano un mosaico pedologico raro, capace di generare vini profondamente diversi nel raggio di pochi chilometri.
Qui il vino non disegna solo il paesaggio: lo definisce culturalmente. È un’agricoltura che rifugge l’effetto speciale e privilegia la precisione, l’equilibrio, la capacità di evolvere nel tempo. Anche nelle etichette più strutturate, la profondità non è mai disgiunta dalla bevibilità, la complessità non diventa mai potenza fine a sé stessa.
Il pinot bianco è il cuore pulsante del progetto. Rappresenta circa il 17% della superficie vitata della cantina ed è il pilastro produttivo di una cooperativa che fa della pluralità dei soci e dei suoli il proprio punto di forza. Accanto a lui, il sauvignon, capace di sorprendere anche dopo dieci anni di bottiglia; la schiava, rosso autoctono oggi rivendicato anche con Unità Geografica Aggiuntiva; il pinot nero, interpretato come espressione territoriale profonda ed elegante.
In degustazione: la nuova mano di Sankt Pauls
Quella che emerge nei calici della Linea Selezione è, come sottolineano Leimgruber e Zublasing, «la nuova mano della cantina»: rispetto per la storia, precisione tecnica, attenzione ai tempi e una ricerca costante di equilibrio tra freschezza, identità e capacità di evoluzione.
Alto Adige DOC Plötzner Pinot Bianco 2024
Elegante e fine, è il pinot bianco che incarna la tradizione storica della cantina. Al naso si muove su fiori bianchi, mela e pera, con una sottile traccia minerale. Il sorso è sapido, verticale, sostenuto da una freschezza ben calibrata. L’affinamento parziale in legno grande accompagna senza sovrastare, restituendo un vino equilibrato e di grande bevibilità.
Alto Adige DOC Kalkberg Pinot Bianco 2023
Prima vendemmia firmata da Philipp Zublasing, rappresenta la “nuova mano” di Sankt Pauls. Dopo la pressatura a grappolo intero, il vino fermenta e affina per 12 mesi tra acciaio e tonneaux di rovere, quasi esclusivamente di secondo e terzo passaggio, con un uso del legno calibrato e mai invasivo. Segue un lungo affinamento in bottiglia di almeno dieci mesi, perché il tempo diventi parte integrante dell’equilibrio finale. «Cerchiamo, annata per annata, il percorso più adatto per ciascuna parcella», spiega Tobias Leimgruber. Nel calice, il Kalkberg 2023 racconta questa filosofia con immediatezza: fiori di campo, agrumi, albicocca e pesca anticipano un sorso teso e profondo, sostenuto da un’acidità vibrante che conferisce eleganza e una chiara prospettiva di evoluzione. Prodotto in sole 5.200 bottiglie, sarà disponibile dal 1° febbraio 2026. È un vino che non ha fretta, perché nasce in un luogo dove il tempo non è un limite, ma una risorsa.
Alto Adige DOC Schliff Sauvignon 2023
Un sauvignon che gioca sull’eleganza più che sull’esuberanza. Naso fresco di salvia, foglia di pomodoro e agrumi, con accenni minerali. Il sorso è dinamico, succoso, ben sostenuto dall’acidità. Il passaggio parziale in legno aggiunge profondità senza togliere slancio.

Alto Adige DOC Sauvignon 2015
La dimostrazione concreta del potenziale evolutivo del territorio di San Paolo. Colore ancora brillante, profumi complessi di erbe secche, pietra focaia e agrumi canditi. In bocca è maturo ma vivo, con equilibrio e una sorprendente freschezza. Un vino che racconta il tempo come valore.
Alto Adige DOC Missian Schiava 2024
Espressione autentica del vitigno autoctono, oggi rivendicato anche con Unità Geografica Aggiuntiva in etichetta. Profumi di piccoli frutti rossi, mandorla e note floreali. Il sorso è leggero ma non banale, con tannini fini e una bevibilità immediata. Un rosso contemporaneo, pensato anche per il futuro.
Alto Adige DOC Lehmstein Pinot Nero Riserva 2022
Profondo e territoriale già nel nome, che richiama argilla e pietra. Al naso ciliegia, spezie fini e sottobosco. In bocca è ampio e strutturato, con tannini eleganti e un finale lungo. L’affinamento in barrique e tonneaux è ben integrato e lascia spazio all’identità del Pinot Nero di San Paolo.
Un equilibrio che si rinnova
Tra le peculiarità meno visibili ma più affascinanti della cantina c’è il bunker sotterraneo destinato all’affinamento delle bollicine metodo classico, uno spazio costruito negli anni Trenta e riconvertito a partire dagli anni Settanta. Qui, nel silenzio e nella costanza della temperatura, il tempo lavora in profondità, diventando parte integrante dello stile. Sankt Pauls dimostra come, in Alto Adige, la cooperazione possa essere non solo una forma organizzativa, ma una vera grammatica del vino. Bottiglia dopo bottiglia, il vino diventa racconto collettivo dell’Oltradige: un equilibrio che continua a rinnovarsi senza perdere identità, con eleganza, precisione e visione.
