Il 2026 sarà l’anno dei vini “NoLo” italiani?

Il 2026 sarà l’anno dei vini “NoLo” italiani?

Diritto diVino
di Paola Marcone
19 gennaio 2026

Con la pubblicazione il 5 gennaio 2026 del Decreto 25A07088 del Ministero delle Finanze e del Ministero dell’Agricoltura, l’Italia ha definito l’intero quadro normativo dei vini totalmente o parzialmente dealcolati (no o low alcohol), mettendo mano agli aspetti autorizzativi e fiscali della produzione.

Risale al 2021 il Regolamento dell’Unione Europea (n.2117) che ha consentito (tranne che per i vini liquorosi, vini spumanti gassificati, vini ottenuti da uve appassite e vini di uve stramature) di accompagnare la designazione “vino” al termine:

- “dealcolizzato” (se il titolo alcolometrico effettivo del prodotto non è superiore a 0,5 % vol);

- “parzialmente dealcolizzato” (se il titolo alcolometrico effettivo del prodotto è superiore a 0,5 % vol. ed è inferiore al titolo alcolometrico effettivo minimo della categoria che precede la dealcolizzazione).

Le norme contenute nel documento sono entrate in vigore il 1 dicembre 2023 permettendo pratiche di dealcolizzazione solo se rispettose delle risoluzioni dell’OIV e limitatamente alla dealcolizzazione parziale per i vini IGP e DOP, previa modifica dei relativi disciplinari di produzione.

La normativa interna nazionale è stata una prima volta adeguata con il Decreto del Ministero dell’Agricoltura 672816 del 20 dicembre 2024, inserendo tra i prodotti vitivinicoli le nuove categorie di “vino dealcolizzato” e “vino parzialmente dealcolizzato”.

Per i vini italiani, però, si è anche specificato che il processo di dealcolizzazione non può essere eseguito per nessuno dei prodotti a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta.  In senso più restrittivo di quanto disciplinato dal Regolamento unionale, quindi, nessun vino italiano DOP o IGP può essere dealcolato, neanche parzialmente come previsto dalla normativa europea per gli IGP.

Questo quadro normativo è stato ora ulteriormente definito lo scorso 29 dicembre a due anni dall’entrata in vigore del Regolamento che ha consentito i vini dealcolati.

Sono state infatti emanate disposizioni sull’individuazione dei soggetti autorizzati ad eseguire la dealcolizzazione, sulle modalità di attuazione della pratica e sulle relative disposizioni fiscali, in particolar modo chiarendo che se il vino dealcolato è definibile come bevanda, l’alcol estratto ricade nel regime di accisa e dunque deve essere oggetto di adeguata tassazione.

Nel provvedimento viene poi consentito ai soggetti che operano anche come deposito fiscale di prodotti alcolici intermedi e di vino di effettuare, entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione, e vengono indicati nel concreto anche aspetti tecnici legati all’impiantistica e, quindi, incidenti sul costo degli investimenti da sopportare.

A completamento del provvedimento inoltre vengono richiesti specifici adempimenti amministrativi per il rilascio del titolo autorizzatorio sia per la produzione che la conservazione e la movimentazione del vino dealcolato prodotto.

Quest’inizio di anno, quindi, vede definire una serie di dettagli che risultavano indispensabili per i produttori italiani intenzionati a investire in un settore in decisa espansione.

Tutti gli analisti sono infatti concordi nell’evidenziare come il comparto dei vini “NoLo” sia uno dei pochi a crescere all’interno del settore vino e secondo l’Osservatorio dell UIV l’attuale mercato vale al mondo 2,4 miliardi di dollari, con indicazioni di implemento sino a 3,3 miliardi entro il 2028. 

USA, Regno Unito e Germania sono i Paesi maggiormente protagonisti di questa crescita con aumenti rispettivamente del 18% del 20% e del 46% e ora anche i produttori italiani potranno valutare con maggiore chiarezza le proprie strategie imprenditoriali, pur anche con il limite di non poter dealcolare vini tanto DOP che IGP.

Foto di copertina creata con AI