L’Asti DOCG ora ha il suo spumante rosé, modifiche anche in altre denominazioni piemontesi

L’Asti DOCG ora ha il suo spumante rosé, modifiche anche in altre denominazioni piemontesi

Diritto diVino
di Paola Marcone
03 settembre 2026

Dopo aver approfondito le novità di Ghemme DOCG, Nebbiolo d’Alba DOC, Rubino di Cantavenna DOC e Gabiano DOC, ora è il turno di  Boca DOC, Lessona DOC Sizzano DOC, Fara DOC e Asti DOCG

ASTI DOCG

Nuova modifica nel giro di pochi anni per il disciplinare piemontese che offre storicamente tutela alle seguenti tipologie:

“Asti” o “Asti spumante”;

“Asti” o “Asti spumante” metodo classico (metodo tradizionale);

“Moscato d’Asti”;

“Moscato d’Asti vendemmia tardiva”.

Nel 2020 infatti è stata introdotta la possibilità di utilizzo fino al 3% di vitigni a bacca bianca aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte da affiancare al minimo 97% di Moscato bianco ed è stata consentita la produzione di versioni spumantistiche con residuo zuccherino dal pas dosè fino al tradizionale dolce.

Nel 2023 invece è stata la nascita dell’autonoma DOCG Canelli, storica sottozona dell’ASTI DOCG con “Santa Vittoria d’Alba” e “Strevi”, a determinare un’incisiva modifica della denominazione.

In questo 2026 la significativa novità è offerta dalla tipologia spumantistica rosè sia da fermentazione in autoclave che da metodo classico, anche questa prevista con residuo zuccherino da pas dosè a dolce.

La base ampelografica di questi vini è stata indicata in uve del vitigno Moscato bianco da un minimo del 70% fino ad un massimo del 90% e uve da vitigno Brachetto da un minimo del 10% fino ad un massimo del 30%.

Come le altre tipologie di spumanti, poi, anche per le versioni rosè è previsto che il processo di lavorazione per la presa di spuma:

- non possa avere una durata inferiore a 1 mese, compreso il periodo di affinamento in bottiglia, in caso di “Asti” o “Asti spumante” rosato o rosé da fermentazione naturale in autoclave; 

- debba essere di almeno nove mesi nella stessa azienda sin dalla costituzione della partita per l’ “Asti” o “Asti spumante” metodo classico (metodo tradizionale) rosato rosé.

Accanto a queste modifiche poi si è deciso di eliminare l’obbligo di marchiare indelebilmente i tappi per quanto riguarda la tipologia “Asti” o “Asti Spumante” e “Moscato d’Asti”, mentre tutto il paragrafo dedicato al legame tra vino tutelato e territorio di produzione è stato ampiamente riformulato.

Ora infatti:

- nelle informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico viene specificato che “Per trarre il maggior beneficio qualitativo dalla mineralità dei suoli, la viticoltura della denominazione «Asti», per i vitigni consentiti Moscato bianco e Brachetto, si è insediata negli ambienti collinari con le esposizioni più adeguate alla corretta e sana maturazione 11 delle uve. Nel complesso il sistema collinare che abbraccia la viticoltura delle uve moscato e brachetto si trova tra i 150 ed i 600 metri, con esposizione dei vigneti prevalentemente verso sud, nella zona ovest, e sud/est e sud/ovest nella zona est. Il 45% dei vigneti si trova tra i 200 ed i 300 metri di altitudine; il 30% tra i 300 ed i 400 metri; il 17% oltre i 400 metri. Le condizioni climatiche hanno un ruolo fondamentale nella descrizione della produzione. Il clima continentale che ha caratterizzato negli anni la zona di produzione ha infatti portato a sfruttare i pendii più ripidi per avvantaggiarsi del miglior irraggiamento. Degli oltre 10.000 ettari iscritti alla denominazione, il 25% hanno pendenza oltre il 30% (17°), il 10% oltre il 40% (22°), il 4% oltre il 50% (27°), rendendo di fatto la coltivazione di buona parte di questo territorio di produzione, una viticoltura eroica.”.

- nella descrizione dell’interazione causale fra gli elementi appena sopra richiamati, viene dettagliato come “All’interno della zona di produzione della DOCG «Asti» si ritrovano pertanto matrici geologiche con diversa composizione, quali terreni a prevalenza calcarea, argillosa o sabbiosa, che influiscono nettamente ed in modo rilevante sulle sfumature olfattive delle uve aromatiche prodotte e dei vini derivati. Sulla base di queste matrici, in combinazione con i fattori climatici che caratterizzano queste aree e con la disposizione dei vigneti, si possono individuare ambiti territoriali in cui l’uva conferisce al vino caratteristiche tipiche. A partire dalla zona ovest, nell’area che comprende i comuni di Santo Stefano Belbo, Mango, Castiglione Tinella tra gli altri, il vino risulta molto intenso nei suoi sentori aromatici, ampi, di corpo medio e molto fine. Spostandoci nella zona che da Canelli si sviluppa verso est, inclusiva anche dei comuni di Calosso, San Marzano Oliveto ed altri, i vini prodotti mostrano un corpo più pieno e di grande equilibrio. Proseguendo verso est, i vini prodotti nella zona compresa tra i comuni di Rocchetta Palafea, Nizza Monferrato, Maranzana fino ad Acqui Terme, si mostrano vigorosi, ricchi, di corpo, grassi. Infine, nella zona più ad est della denominazione, nella zona che Cassine abbraccia Strevi fino ad Acqui Terme, i vini presentano aromaticità finissima ed intensa.”.

BOCA DOC

I vini della denominazione, che comprende il territorio comunale di Boca, in parte quello di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco, tutti in provincia di Novara, hanno base ampelografica di Nebbiolo (Spanna) dal 70% al 90% con possibilità di utilizzo di Vespolina e Uva rara, da sole o congiuntamente, dal 10% fino al 30%.

Nulla sotto questo profilo è cambiato; le modifiche hanno invece interessato le norme per la viticoltura, con l’altitudine di coltivazione rimasta non inferiore a metri 300 s.l.m. ma innalzata nel massimo: si passa dagli attuali 550 metri s.l.m. ai 600 metri.

Elevato anche il titolo alcolometrico volumico naturale minimo sia del "Boca" che della riserva, che sono ora  fissati rispettivamente a  12,00% vol invece che 11,50% e 12,50% vol invece che 12,00%.

Quanto poi al legame con l’ambiente geografico e alle informazioni sulla zona di produzione, con le attuali modifiche si è ritenuto di integrare quanto già descritto precisandosi che “Quella di Boca è la denominazione più a nord della provincia di Novara e si estende all’imboccatura della Valsesia, nelle vicinanze del Monterosa con il Monte Fenera a nord e i laghi Maggiore e Orta a nord est.”.

Totalmente sostituite invece le informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico che ora vengono così dettagliate: “Nel territorio del «Boca» D.O.C. la maggior parte dei vigneti insistono su suoli formati dallo sgretolamento delle rocce vulcaniche (porfidi) che costituivano la caldera, cioè lo strato superficiale del Supervulcano fossile della Valsesia, inserito nell’omonimo Geoparco, istituito dall’UNESCO nel 2015 come facente parte del patrimonio geologico mondiale. Questo fenomeno geologico unico al mondo, ha dato origine a suoli che, pur con una certa variabilità locale, sono accomunati da caratteristiche difficilmente riscontrabili altrove. La comprensione della natura geologica, pedologica e morfologica dei suoli è la chiave che permette di definire il legame tra le qualità chimiche ed organolettiche del vino «Boca» D.O.C. e le caratteristiche fisiche del territorio di provenienza.”.

Riformulato, infine, anche il paragrafo, sulla descrizione dell'interazione causale fra gli elementi geografici e la qualità dei prodotti tutelati, così ora spiegata: “La roccia madre, essendo acida, ricca in minerali e ioni metallici, ha dato vita a suoli che sono a loro volta acidi o sub-acidi, molto ricchi in metalli e minerali essenziali per la crescita della vite. In queste condizioni di acidità, i minerali presenti nel suolo vengono assorbiti con estrema facilità dalla pianta, la quale li trasferisce ai grappoli e, in ultima analisi, ai mosti e ai vini. Recenti sviluppi scientifici hanno dimostrato che le concentrazioni relative di questi elementi minerali nel suolo sono mantenute nei mosti e nei vini ottenuti. Questo significa che le caratteristiche geochimiche della roccia madre si riscontrano anche nei vini, e ciò determina alcune caratteristiche organolettiche: le note minerali, la particolare finezza e la grande capacità di invecchiamento. Anche i fenomeni legati all’orogenesi alpina hanno determinato condizioni geomorfologiche molto particolari, che hanno condizionato lo sviluppo della viticoltura nel territorio del «Boca» D.O.C. La morfologia di questo territorio, infatti, è molto variegata, e ciò determina la presenza di una grande variabilità microclimatica: una ricchezza di diversi habitat che, nei secoli, ha portato alla creazione di una grande ricchezza ampelografica. I viticoltori di Boca, infatti, hanno selezionato numerose cultivar autoctone di vite, proprio per adattarsi alle diverse condizioni presenti sul territorio e che si sono susseguite con l’avvicendarsi dei secoli. Queste cultivar sono state selezionate anche in funzione della loro complementarietà dal punto di vista qualitativo ed organolettico. L’accostamento di vitigni autoctoni, come Nebbiolo, Vespolina e l’Uva Rara, è, nel caso del «Boca» D.O.C., non solo la testimonianza di una tradizione vitivinicola plurimillenaria, ma costituisce l’espressione più pura del potenziale vitivinicolo offerto dall’ambiente abiotico, ed in particolare della sua geodiversità. La posizione geografica, caratterizzata dai venti freddi che scendono dal Monte Rosa determinando forti escursioni termiche fra il giorno e la notte, favorisce lo sviluppo di profili aromatici singolari, che spaziano dalle erbe officinali alle spezie, su una base di grande struttura e mineralità unica nelle sue caratteristiche. La vite è per gli agricoltori di zona coltura antichissima ed è precedente alla colonizzazione romana. Nel 1300 il cronista novarese Pietro Azario citava il vino di Boca come “rinomato sin dall’antichità” e numerose testimonianze riportano forniture di vino di Boca alle armate spagnole che dal Piemonte si spostavano per occupare la Lombardia. Il vino di Boca è noto come il “vino dei Papi” perché molto apprezzato sin dai primi del Novecento da Papa Pio X e dalla Curia Romana.”.

LESSONA DOC

I vini della denominazione, che comprende l'intero territorio del comune di Lessona (Biella), continuano ad essere ottenuti da Nebbiolo (Spanna) dal 85% al 100% con possibile concorso, singolarmente o congiuntamente, di Vespolina e Uva Rara fino ad un massimo del 15%. 

Modificato invece il titolo alcolometrico volumico naturale minimo del "Lessona" che da 11,50% vol è stato  portato a 12,00% vol, uniformando il dato con il "Lessona" riserva.

Tutte le tipologie, poi, e non solo il "Lessona" riserva possono essere accompagnate dalla menzione "vigna", seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, purché il relativo vigneto abbia un'età d'impianto di almeno 3 anni mentre le rese massime di uva ad ettaro ed i titoli alcolometrici volumici minimi naturali di tutte le tipologie (e non solo del “Lessona” riserva, con menzione vigna,)  sono stati semplificato prevedendosi ora:

- per “Lessona” e “Lessona” vigna una resa di uva di 8,00 t/ha dal 3° anno d’impianto con il 12,00% vol minimo

- per “Lessona” riserva e “Lessona” riserva vigna una resa di uva di 7,20 t/ha dal 7° anno d’impianto sempre con il 12,00% vol minimo.

L’invecchiamento del “Lessona” è confermato in 22 mesi di cui 12 legno mentre per il “Lessona” riserva i mesi sono scesi da 46 a 42, fermi 30 in legno.

Anche questo disciplinare ha visto infine modificare la parte in cui si offrono informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico, ma l’unica precisazione che si è ritenuto di dare ha riguardato la geologia di Lessona, che è una lingua di sedimenti marini che poggia su di una roccia porfirica profonda con suoli alluvionali abbastanza sciolti, e “sabbie molto acide, rossicce e ricche di minerali” e non più “acidissime, rossiccie, mineralissime”.

SIZZANO DOC, FARA DOC

Identiche modifiche per i due disciplinari dell’Alto Piemonte.

La Sizzano DOC tutela i vini anche con la menzione riserva dell’intero comune di Sizzano appunto, la Fara Doc invece offre protezione ai vini dei comuni di Fara e Briona, anche in questo caso pure con la menzione riserva.

La base ampelografica è il Nebbiolo (localmente Spanna) ma il recente intervento di modifica ha precisato che la percentuale obbligatoria deve essere minimo 60% (e non una forbice a scelta tra il 50 e il 70%), mentre l’utilizzo dei vitigni Vespolina ed Uva rara da soli o congiuntamente è fissato ad un massimo del 40% e non più dal 30 al 50%.

Eliminata conseguentemente la possibilità di concorso di altre uve autorizzate sino al 10%

Anche le peculiarità qualitative dell’elemento geografiche sono state descritte esattamente nei medesimi termini nei due disciplinari modificati, sostituendo esclusivamente i riferimenti di Sizzano, Fara e Briona a seconda del contesto.

In entrambi i testi si legge quindi che la collocazione del (…) DOC “si trova ai confini con la Valsesia, nelle vicinanze del Monte Rosa, con il Monte Fenera a Nord ed i laghi Maggiore e Cusio a Nord Ovest. 

Dal punto di vista geologico si tratta di depositi fluvioglaciali che si originano nelle fasi di fusione dei fronti e sono costituiti da materiali inizialmente trasportati dai ghiacciai e successivamente ripresi e risedimentati da corsi d’acqua alimentati dallo scioglimento dei ghiacciai stessi. Per queste ragioni hanno le caratteristiche tipiche dei depositi alluvionali (selezione granulometrica, arrotondamento dei clasti e un grado di alterazione che dipende dall'età del deposito). Nello specifico il deposito di […] è costituito da ghiaie e ciottoli rosso-bruni ricoperti da un paleosuolo argilloso rosso-bruno talora con inclusioni di ciottoli silicatici alterati. I ciottoli provengono dall'edificio alpino che costituisce il massiccio del Monte Rosa e i rilievi della Valle del Sesia in generale, che sono stati erosi e trascinati durante le centinaia di migliaia di anni dall'impetuosità delle acque del fiume Sesia. Peculiarità dei territori della denominazione è di possedere suoli a reazione da sub-acida a molto acida, per la scarsissima presenza di calcare. I venti freddi che scendono dal Monte Rosa e dalle Alpi determinano inoltre forti escursioni termiche tra il giorno e la notte favorendo lo sviluppo di profili aromatici singolari, che spaziano dalle erbe officinali alle spezie, conferendo ai vini della denominazione una struttura complessa e molto minerale. Le caratteristiche sensoriali descritte sono ben riconoscibili e riconducibili esclusivamente a questa zona di produzione.”.