Novità dai disciplinari di produzione: Emilia-Romagna e Umbria

Novità dai disciplinari di produzione: Emilia-Romagna e Umbria

Diritto diVino
di Paola Marcone
01 aprile 2026

Novità nei disciplinari Pignoletto DOC, che amplia le tipologie e inserisce con 3 sottozone, Rubicone IGT, che introduce Merlese e Merlot Khorus e infine la DOC Spoleto, con la Riserva Trebbiano spoletino e la menzione "Umbria"

EMILIA ROMAGNA DOC

La Denominazione tutela i vini prodotti in un areale che comprende 39 comuni in provincia di Bologna, 34 in quella di Modena e 4 in quella di Ravenna.

Le tipologie ammesse sono Pignoletto, Pignoletto frizzante, Pignoletto spumante (sia con elaborazione mediante fermentazione in autoclave che in bottiglia, come specificato nel nuovo disciplinare), Pignoletto passito e Pignoletto vendemmia tardiva, tutti dal vitigno Pignoletto almeno per l’85% e, in considerazione delle tradizionali tecniche produttive consolidate nel territorio, il disciplinare consente ora espressamente di effettuare in data successiva al 31 dicembre di ogni anno la parziale o totale fermentazione o rifermentazione dei mosti, dei mosti parzialmente fermentati, dei vini nuovi ancora in fermentazione e dei vini, anche di annate precedenti.

Ammessa anche nell’etichettatura l’uso della menzione tradizionale “vivace”.

Ulteriore novità è poi l’inserimento di 3 sottozone per una più incisiva esaltazione dell’elemento geografico distintivo della qualità dei vini tutelati. 

Si tratta di “Colli d’Imola”, “Modena” e “Reno”, ma con tutela limitata alle tipologie Pignoletto, Pignoletto frizzante e Pignoletto spumante. 

Così, nello specifico, il disciplinare spiega la scelta di riconoscere le 3 sottozone:

- Grazie alla scelta varietale e alla collocazione dei vitigni negli ambienti più congeniali, nella sottozona “Colli d’Imola” è possibile ottenere una gamma di prodotti ampia e qualitativamente rispondente alle diverse esigenze dei consumatori. Nei fondivalle e nei terreni più freschi, infatti, si possono ottenere vini bianchi leggeri, spesso frizzanti, che puntano sostanzialmente sulla freschezza dei sentori floreali e di frutta gialla poco matura (mela verde, ad esempio). Nei terreni più ricchi d’argilla e calcare, esposti a Nord/Nord-Est, ci si può spingere verso vini bianchi più strutturati che si prestano anche per l’affinamento in legno, ottenendo bouquet complessi e accattivanti.”.

-  La sottozona Modena è storicamente caratterizzata alla produzione di vini frizzanti e spumanti. Dal punto di vista analitico ed organolettico questi vini presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari (...) che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico. Dalle uve prodotte nella media pianura modenese con prevalenza di suoli “Sant’Omobono” si ottengono vini bianchi dal colore giallo paglierino, di media struttura, buona acidità. La freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo. Dalle uve prodotte nella pianura pedemontana e nei rilievi collinari si ottiene un vino strutturato, di corpo morbido, di bassa acidità, con note fruttate molto evidenti. Dalle uve prodotte nella media pianura modenese con prevalenza di suoli denominati “terre argillose delle valli bonificate” si ottiene un vino di buona struttura, di corpo morbido, di media acidità e con note fruttate evidenti. Anche in questo caso, la freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo.”.

- “Dal punto di vista analitico ed organolettico i vini prodotti in questa sottozona (Reno) presentano caratteristiche (…) che risultano alquanto riconoscibili e proprie, e riflettono la tipicità e la caratterizzazione del territorio di produzione legate alle proprietà pedoclimatiche dell’ambiente. Tali caratteristiche del vino di base, sono evidentemente condizionate dall’ambiente fertile e fresco caratteristico della sottozona, ricco di ghiaie e di sabbie, e delle forme di allevamento principalmente basate su cordoni permanenti (cordone speronato e G.D.C.) e portainnesti che assecondano la naturale vigoria del vitigno Pignoletto. Dalle uve prodotte nella media pianura bolognese e nella media pianura modenese posta alla destra del fiume Panaro si possono quindi ottenere vini bianchi dal colore giallo paglierino, di media struttura, buona acidità. La freschezza e la fragranza dei profumi con evidenze floreali e fruttate contribuiscono al loro espressione gustativo.”.

RUBICONE IGT

È stata introdotta la possibilità di specificare due nuovi vitigni rossi nell’etichetta dei vini tutelati da questa denominazione, che abbraccia l’intera provincia di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e dieci comuni della provincia di Bologna. 

Si tratta del Merlese, incrocio ottenuto da Merlot e Sangiovese a metà degli anni Ottanta dall’Università di Bologna, e del Merlot Khorus, vitigno resistente a diverse malattie brevettato nel 2015 dall’Università di Udine.

SPOLETO DOC

Le novità del disciplinare umbro, che tutela vini bianchi dell’intero territorio di Montefalco e parte dei territori di Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno, Spoleto e Trevi, riguardano l’introduzione della tipologia riserva, che ora si affianca a quella Trebbiano spoletino, Trebbiano spoletino passito e Trebbiano spoletino spumante, tutti a base dell’omonimo vitigno per minimo 85% (anche per il Trebbiano spoletino che prima della modifica prevedeva minimo 50%).

La riserva deve aver trascorso un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 18 mesi, di cui almeno 3 in bottiglia e, come anche per il Trebbiano spoletino, è ora consentita la macerazione sulle bucce. 

Per dare maggiore rilievo all’elemento qualitativo del legame geografico con il territorio poi anche questo disciplinare, con orientamento simile a quanto fatto da altri areali di produzione, ha introdotto la possibilità di utilizzare nell’etichettatura e presentazione dei vini l’uso del nome geografico regionale e quindi in questo caso Umbria.