Aspettando il Master Champagne. L’intervista a Samuel Cogliati

Aspettando il Master Champagne. L’intervista a Samuel Cogliati

20 dicembre 2018 - scritto da Ilaria Ranucci in Interviste e protagonisti

Dieci incontri, a partire da martedì 22 gennaio 2019, per conoscere l’affascinante panorama della Champagne, in tutta la sua complessità e articolazione

A guidarci ancora una volta Samuel Cogliati, uno dei più affermati esperti italiani di questo famosissimo territorio vitivinicolo francese e dei suoi vini, nonché affermato relatore di AIS Lombardia e penna della rivista associativa Viniplus di Lombardia.
E in attesa di questo importante appuntamento (vedi qui), abbiamo incontrato proprio Samuel per farci raccontare qualcosa di più sul Master e sulla Champagne.

A gennaio 2019 inizia il tuo Master sullo champagne. Puoi anticiparci qualcosa?

Innanzitutto sono felice che AIS mi abbia proposto di tenerlo. In questi anni abbiamo realizzato assieme numerosi appuntamenti didattici sullo champagne, ma mai così completi e articolati. Nei dieci incontri previsti dal master la mia ambizione è di poter apportare ai corsisti una visione analitica, rigorosa e multidisciplinare della Champagne, argomento sul quale si scivola spesso nel rischio di una facile retorica. L'auspicio è che chi parteciperà al master ne esca con una solida consapevolezza della regione e dei suoi vini. La selezione delle bottiglie, infine, ha l'obiettivo di essere poliedrica, rappresentativa e di alto profilo. Sul piano formativo, la degustazione alla cieca sarà una delle carte vincenti.

Hai dedicato diversi libri alla Champagne. Come è nata questa passione?

Probabilmente nell'agosto del 1991, la prima volta che bevvi champagne. Credo che, da quel momento in poi, l'idea dello champagne iniziò a convivere con me, anche se l'idea di raffinatezza che evoca questo spumante forse si era fatta spazio nel mio animo ancor prima che io iniziassi a pensare al vino.


A sinistra Samuel Cogliati insieme al presidente di AIS Lombardia Hosam Eldin Abou Eleyoun

Ne “Il sacrificio di un terroir” parli delle pessime condizioni dei terreni della Champagne. È cambiato qualcosa?

Lo stato di salute disastroso dei suoli della Champagne fu la molla originaria dalla quale, nel 2004, cominciai a indagare professionalmente il tema. Come tutte le cose insostenibili a lungo termine, anche la gestione agronomica delle terre ha mosso qualche passo. Da anni le istituzioni professionali sono impegnate sul fronte della sensibilizzazione. L'uso di sostanze chimiche di sintesi si è ridotto, le molecole sono meno inquinanti, ma diverse pratiche sono ancora molto, troppo diffuse. Il diserbo, ad esempio, è tuttora quasi la norma. Basta passeggiare per le vigne per rendersene conto. Come per tutto ciò che riguarda l'ambiente e il clima, temo che si stia intervenendo con eccessiva lentezza.

Si parla tanto di piccoli produttori in alternativa alle grandi Maison. Tu che ne pensi?

I vignerons non sono un'alternativa, bensì da sempre una realtà complementare alle grandi case di négoce. La cosa curiosa è che, sul piano delle vendite, stanno gradualmente ma costantemente perdendo quote di mercato, mentre sul piano della dinamica innovativa e creativa rappresentano senz'altro la componente più vitale e interessante del panorama champenois.