Il Lugana investe sulla ricerca: ecco V.I.T.A.E. per misurare l’anima del territorio

Il Lugana investe sulla ricerca: ecco V.I.T.A.E. per misurare l’anima del territorio

Interviste e protagonisti
di Paolo Valente
21 aprile 2026

A Vinitaly presentato il progetto di ricerca dedicato alla caratterizzazione pedoclimatica del territorio alla base dell’identità dei vini Lugana. L’intervista a Fabio Zenato, presidente del Consorzio Tutela Lugana DOC

Rafforzare la conoscenza del territorio traducendola in un valore concreto, sia in ambito produttivo che nella narrazione del vino. È questo uno degli obiettivi del progetto V.I.T.A.E., acronimo di “Vino, Influenza del Terreno e dell’AmbientE”, presentato dal Consorzio Tutela Lugana DOC durante l’ultima edizione del Vinitaly.

«Il progetto nasce dall’idea di voler meglio caratterizzare il territorio e il vitigno e, questa è la parte più interessante, l'espressione del vitigno nel territorio» ci spiega Fabio Zenato, Presidente del Consorzio Tutela Lugana Doc. «Grazie alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige facciamo una caratterizzazione sulla indagine metabolomica, ovvero su come il vitigno si esprime nel territorio misurando alcuni parametri analitici che, come già alcuni studi hanno rivelato, sono una misura diretta di questo connubio tra vitigno, suolo e clima. Il tutto per qualificare e identificare sempre di più i tratti salienti che caratterizzano l’unicità del Lugana, con la sua sapidità nella fase più giovane e la capacità di affinare nel tempo, e quindi la longevità, verso la mineralità. Sono due aspetti organolettici che conosciamo, ma che con questo progetto vorremmo approfondire sia in termini analitici che in termini quantitativi».

Ad affiancare il Consorzio in questo complesso progetto alcuni partner scientifici e tecnici, come la Fondazione Edmund Mach, l’Università di Verona, Sata Studio Agronomico Benefit ed ERSAF Lombardia, oltre a sei aziende: Ca’ Maiol, Cascina Maddalena, La Rifra, Le Morette, Perla del Garda e Tenuta Roveglia. Tra gli elementi distintivi del progetto, figurano l’impiego di tecnologie e metodologie innovative: dalle analisi metabolomiche per individuare i composti varietali e fermentativi tipici della turbiana, alle micro e mesovinificazioni sperimentali, fino alle degustazioni condotte con rigore scientifico nonché studi avanzati sulla morfologia del suolo attraverso rilievi LiDAR. A questi si affiancano indagini sulla biodiversità e sulla qualità fisica e strutturale dei suoli, con un approccio integrato e multidisciplinare.

Fabio Zenato«L’analisi pedoclimatica multidisciplinare, supportata da rilievi LiDAR, unitamente all’impiego di tecnologie avanzate quali la metabolomica, consentirà di approfondire in modo sistematico le caratteristiche distintive del Lugana. La collaborazione con qualificati centri di ricerca permetterà di dotare il territorio di una “carta d’identità” scientifica, contribuendo a rafforzare il posizionamento della denominazione a livello nazionale e internazionale e a valorizzare in chiave competitiva le specificità del terroir».

È forse un progetto che prelude all’introduzione delle MGA Menzioni Geografiche Aggiuntive?

«Il senso è sicuramente legato anche a un tema di futura revisione della Denominazione, però adesso è prematuro parlarne. L’idea è nata dalla crescita che la Denominazione ha avuto negli anni; i nuovi vigneti sono stati messi a dimora in terreni che prima non accoglievano la vite. La crescita del Lugana, che è passata da 1500 a 2700 ettari, vede dunque nuovi territori interessati alla viticoltura. Quindi, anche questo è il senso: migliorare quelle che sono queste puntuali referenziazioni pedologiche». 

C'è anche, in contemporanea, anche uno studio sui cloni?

«Il processo di selezione è già in corso da alcuni anni e ci sono già cinque cloni omologati che stanno iniziando a moltiplicarsi nel territorio. Però, ripeto, il tema fondante è capire questa simbiosi vitigno-suolo in questa espressione che caratterizza il Lugana».

Il progetto consentirà alle aziende anche di comprendere con maggiore precisione l’origine delle caratteristiche dei vini, orientare le scelte produttive e rafforzare una comunicazione sempre più efficace e coerente con le specificità del Lugana. 

In linea più generale, parlando della Denominazione nel suo complesso, un incremento di superficie vitata notevole così come è avvenuto, necessita anche di un controllo, di una limitazione? 

«Questo è un passaggio che il Lugana ha già fatto negli anni: il blocco degli impianti è servito a modulare il possibile incremento sregolato; negli ultimi anni è una misura che non è servita perché i nuovi impianti sono stati abbastanza modulati intorno a una percentuale del tre, quattro percento». 

E per il futuro?

«Ora capiremo se ci saranno nuove esigenze per i prossimi anni perché, secondo noi, ci deve essere un'attenzione continua. Lo sappiamo: è da trent'anni che nel mondo si consuma meno vino e questo è un dato certo. Anche se la denominazione va molto bene e il nostro vino sta piacendo sempre di più, siamo obbligati a essere attenti a quel dato. Non escludiamo a priori un futuro aumento degli ettari, ma vogliamo aspettare di avere una maggior chiarezza anche rispetto allo scenario attuale».