Marcello Meregalli: «Più storytelling e abbinamenti meno blindati»

Marcello Meregalli: «Più storytelling e abbinamenti meno blindati»

Interviste e protagonisti
di Paolo Valente
03 aprile 2026

In occasione della celebrazione dei 170 anni di lavoro nel mondo del vino dello storico distributore di vini e distillati di pregio con sede a Monza, l’intervista all’amministratore delegato: «Sta gradualmente tornando interesse per i vini rossi».

Era il 1856 quando Giovanni Meregalli, in una Brianza nella quale i vigneti ricoprivano la terra su cui oggi poggiano i capannoni industriali, decise di chiudere la sua attività di panettiere per dedicarsi al mondo del vino con l’apertura di un’osteria con mescita a La Santa, l’attuale Villasanta. 

A 170 anni di distanza il Gruppo Meregalli è oggi uno dei più importanti distributori italiani di vini e distillati di pregio e si appresta a festeggiare questa importante ricorrenza con una serie di eventi nella sua sede storica di Monza, oltre ad aver siglato un’importante partnership con l’Università IULM di Milano per il Master Wine & Food Communication.

Foto storica dell'Enoteca Meregalli a Monza

Le tappe delle “170 stagioni”

L’attività di Giovanni Meregalli è portata avanti dal figlio Giuseppe, ma è nel 1932 che Isidoro, terza generazione, acquisisce il ristorante monzese La Polaia e inizia a proporre bottiglie allora sconosciute raccogliendo il consenso degli avventori.  La svolta avviene dopo la guerra con l’apertura, nel 1955, dell’enoteca di Via Italia, ancor oggi attiva, e l’acquisizione, nel 1962, dell’ex convento della monaca di Monza dove trovarono spazio botti e vasche di cemento e vennero imbottigliati numerosi vini. L’edificio oggi è sede del Gruppo. A Isidoro succede Giuseppe Meregalli che dal 1969 prende le redini dell’azienda trasformandola nella prima distribuzione moderna di vini e distillati. Una trentina di anni dopo è Marcello che subentra al padre nella gestione diventando amministratore delegato. È il momento dell’espansione: si aprono alcune filiali all’estero, si ridefinisce la struttura organizzativa del Gruppo e inizia un’avventura produttiva in Maremma.

È vero che il consumo di vino e di alcolici tra i giovani è in calo?
Da una nostra recente collaborazione con l'Università IULM emerge che nella Gen Z è in crescita il numero di consumatori di alcolici: non è quindi corretto dire che i giovani non bevono, ma piuttosto che cercano esperienze diverse.

Cosa stanno facendo i ristoranti e gli wine bar per contrastare il calo dei consumi?
Gli esercenti si stanno sempre più avvicinando a questo nuovo mondo, anche quello dei più giovani, puntando sul consumo “by the glass”, con l’inserimento di prodotti dallo stile più moderno e su un posizionamento di prezzo più accessibile. Nel post-Covid si pensava che la premiumizzazione fosse un trend infinito, ma con il ritorno a un’economia meno espansiva si è tornati a cercare esperienze più accessibili anche in termini di prezzo.

Contemporaneamente si affacciano al mercato no o low-alcol
Il no-alcol nel mondo del vino non sta riscuotendo grande successo, mentre nella mixology le proposte no o low alcol stanno funzionando molto bene, con molti operatori che stanno cavalcando il trend. Allo stesso tempo, sommelier e professionisti della vendita stanno cambiando il proprio linguaggio nei confronti della clientela giovane: meno tecnico, più orientato allo storytelling e con abbinamenti e consigli meno “blindanti”.

Come stanno cambiando i gusti dei consumatori?
Siamo di fronte a una cosa strana: negli ultimi anni si è visto un maggior consumo dei vini bianchi e in particolare di bollicine. Il trend che stiamo vedendo oggi è invece una ripartenza dei vini rossi soprattutto tra i giovani. Molto dipende anche dai luoghi di consumo.

In che senso?
In provincia si è un po’ più timorosi nel consumare vino a tenore alcolico più importante perché poi devi guidare per rientrare a casa e quindi magari bevi un bicchiere in meno. Nelle città, come Milano ad esempio, con i taxi e i mezzi pubblici che funzionano, vediamo invece un'inversione di tendenza. È bello vedere com'è l'Italia, o il mercato in generale, cambi la tipologia di consumo in base alla zona in cui ti trovi.
In questo momento mi sento di puntare su un ritorno graduale del vino rosso.

Perché il mercato richiede vini dal prezzo più accessibile?
Secondo me siamo arrivati al picco massimo dei prezzi o dell’elitarietà del mondo del vino. Stiamo vedendo adesso che stanno funzionando nuovamente i vini da consumo e meno da collezionismo. Dopo il Covid, in tanti si erano approcciati al mondo del collezionismo del vino ma era solo per speculazione e non per passione, un po’ come è stato per gli orologi o le macchine d'epoca. Questo fenomeno però si è già bruscamente interrotto; le grandi bottiglie storiche dei grandi marchi sono ancora da collezione o per il grande appassionato, ma il vino, per quello che stiamo vedendo, sta ritornando un po’ più coi piedi per terra. Si cercano prodotti di una fascia di prezzo più abbordabile, anche per il vino a bicchiere; dunque, un po’ meno sacro e un po’ più, appunto, alimento.

Nella foto di copertina: da sinistra, Marcello Meregalli, Giuseppe Meregalli e il direttore generale Corrado Mapelli