Pinot Grigio delle Venezie. La più grande Doc d'Italia

Pinot Grigio delle Venezie. La più grande Doc d'Italia

30 maggio 2018 - scritto da Paolo Valente in Interviste e protagonisti

Nata nel 2016, è la più grande denominazione italiana e raggruppa la più vasta area al mondo dedicata al vitigno Pinot Grigio. In occasione dell'ultimo Vinitaly abbiamo intervistato Albino Armani, presidente del Consorzio DOC delle Venezie

Pinto Grigio VenezieLa DOC “delle Venezie” è una recente Denominazione nata nel 2016 con lo scopo di valorizzare il pinot grigio che si coltiva da numerosi decenni nel Triveneto. L’area coincide con il territorio delle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento e rappresenta la più vasta area al mondo dedicata a questo vitigno.

La nuova DOC vuole raccogliere questa grande potenzialità e raggrupparla sotto un’unica denominazione commerciale che, partendo dalla radicata tradizione enologica, si sviluppi con vini capaci di esprimere al consumatore i valori identificativi del territorio e delle persone che lo producono.

Il disciplinare prevede quattro tipologie di vino: pinot grigio, pinot grigio frizzante, pinot grigio spumante e bianco. Il pinot grigio spumante può essere ottenuto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in autoclave.

In occasione di Vinitaly 2018 abbiamo incontrato Albino Armani presidente del Consorzio DOC delle Venezie e gli abbiamo rivolto qualche domanda in riferimento al futuro della Denominazione.

Presidente Armani, una denominazione totalmente dedicata al pinot grigio dunque…

La denominazione tutela il pinot grigio delle Venezie e il bianco DOC delle Venezie. L’obiettivo principale è la tutela del pinot grigio riservando comunque alle cantine la possibilità di fare dei tagli, in piccola proporzione, con alcune varietà non aromatiche del territorio. Il bianco DOC è funzionale a questa possibilità senza incorrere nel declassamento. 

La 2017 è stata la prima annata: com’è andata la produzione?

Questa annata ha avuto alcune difficoltà, che tutti conosciamo, sull’intero territorio nazionale: scarsa produzione e problemi a livello climatico. Prima le gelate poi le grandinate sparse hanno portato ad una riduzione di resa ben oltre a quello che il nuovo disciplinare prevedeva. Infatti, rispetto alle preesistenti IGT, nel nuovo disciplinare è sancita una diminuzione, abbastanza pesante, di 26 ettolitri per ettaro di vino. I nuovi ettari che sono entrati in produzione ci hanno consentito di non andare in rottura di stock.

E in termini qualitativi?

Direi che è un’annata obiettivamente molto buona seppure nella scarsità della produzione. 

Quanti sono gli ettari rivendicati con la nuova Denominazione? 

Attualmente, nell’areale del Triveneto, gli ettari a denominazione sono 25.124 di cui 14.110 in Veneto e 7.611 in Friuli. In tutto il resto d’Italia, in particolare Lombardia, Sicilia e Puglia, si coltivano circa 5000 ettari. Quasi l’85% della produzione viene quindi dal nostro territorio.

Pinot Grigio delle Venezie | Vinitaly 2018

Quali sono le difficoltà di gestione di una denominazione così vasta?

Premettendo che le venti DOC preesistenti continuano ad esistere e possono autonomamente stabilire la loro piramide della qualità e le rese, devo sinceramente dire che non ci sono state grandi difficoltà in quanto noi non abbiamo tolto nulla a nessuno; abbiamo semplicemente sostituito la IGT con una DOC. Non abbiamo toccato gli interessi di nessuno.
Le problematiche avrebbero potuto nascere dall’aspetto burocratico e normativo che doveva ricoprire un’area così vasta e non era scontato che tutto funzionasse bene. Con la vecchia IGT, le regole erano diverse; oggi invece si certifica tutto il pinot grigio del nord est. La difficoltà poteva essere trovare un sistema di certificazione che fosse così robusto da sopportare i volumi da verificare. Abbiamo superato questo scoglio attraverso un nuovo ente, Triveneto Certificazioni, che copre, a ombrello, i vari enti locali e dà un servizio fantastico; riusciamo, nel giro di pochi giorni dal ricevimento dei campioni, a certificare e a consegnare le fascette da apporre sulle bottiglie. Abbiamo già analizzato più di 600.000 ettolitri senza colpo ferire, senza grosse criticità.

Quali sono gli obietti che il Consorzio si pone per i prossimi anni?

Innanzitutto, quello di mettere in sicurezza un patrimonio viticolo in crescita e di dare una garanzia al consumatore. Questa DOC è soprattutto rivolta al consumatore, anche estero. Il nostro è un prodotto fortemente esportato e aveva quindi bisogno di essere sostenuto da un incremento della qualità, anche percepita, rispetto al passato. Non dimentichiamo che il pinot grigio è una varietà internazionale che non necessariamente deve essere acquistato in Italia, anche se è pur vero che la nostra produzione rappresenta oltre il 40% di quella mondiale.
Quindi rafforzare il percepito del pinot grigio, prodotto in un territorio vocato come è il nord est e garantire una qualità migliore rispetto quella dei nostri concorrenti, sia nazionali che internazionali.
Il consorzio ha l’obbligo di migliorare non solo l’aspetto della tracciabilità ma anche l’aspetto qualitativo. Non ci sono segreti, occorre fare il vino buono e metterlo in bottiglia.

Quali sono le azioni pratiche messe o che metterete in campo per raggiungere questi obiettivi?

Oltre al taglio delle rese, fondamentale e previsto nel disciplinare, la principale azione, che tutte le aziende hanno accettato, è stata l’istituzione del controllo da parte delle Commissioni di Degustazione (che con la IGT non esistevano). Non è cosa di poco conto perché significa accettare che ci sia un terzo che certifica la qualità del vino. C’è il rischio di vedersi respingere il prodotto che non riesce a superare la certificazione. Il tutto a tutela del consumatore.
Altri compiti saranno quelli di divulgare tutto quello che stiamo facendo. In primo luogo, negli Stati Uniti poi in Inghilterra e in Germania e successivamente in Italia che io considero fondamentale perché non ha senso che il pinot grigio in prodotto in Italia non venga bevuto e sentito come vitigno nazionale. Siamo riconosciuti nel mondo, dobbiamo esserlo anche in Italia.