Benvenuto savatiano, bentornato baco noir


Benvenuto savatiano, bentornato baco noir


La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
09 settembre 2026

Il ministero francese dell’Agricoltura autorizza ufficialmente altri due vitigni, in un’ottica di adattamento climatico

Si chiamano baco noir e savatiano, e ora possono essere ufficialmente commercializzati da aziende viticole francesi.
Nell’estate più rovente e siccitosa degli ultimi anni (aspettando il 2027...), il ministero dell’Agricoltura introduce con decreto del 18 agosto due altre cultivar nell’elenco delle varietà di vite che possono essere coltivate e commercializzate Oltralpe. Così, questa lista in costante, dinamica evoluzione, si avvicina ormai a quota 400 vitigni, ma non lo fa con una logica casuale. 

Dopo l’infornata dello scorso febbraio, quando ben undici varietà resistenti a oidio e peronospora erano state introdotte nel Catalogo ufficiale (elaris, florisia, orellis, serelis, taranis, valpesia, e cinque varianti di bouquet), il baco noir fa il suo ritorno in grande stile (la variante bianca era già ammessa). Questo ibrido interspecifico (V. riparia x V. vinifera, la folle blanche) è una vecchia conoscenza del panorama europeo. Fu ottenuto dall’eponimo agronomo nel lontano 1902, come risposta alla crisi fillosserica, ma negli ultimi decenni scomparve dallo scacchiere enoico per le sue implicazioni qualitative e una tendenza a produrre più alcol metilico dei vitigni “nobili”. In Francia era ancora diffuso a fine anni Cinquanta (12 mila ettari) ma poi è rimasto residuale (4 ettari odierni).
Le sue virtù sono essenzialmente la resistenza alle crittogame e alle gelate (fenomeno molto attuale). I suoi limiti, il gusto foxy e l’alta acidità. 

Quanto al savatiano, è una delle uve bianche più diffuse in Grecia, dov’è impiegato principalmente nella produzione della retsina. Se può mostrare una certa sensibilità alla peronospora, ha dalla sua parte una piacevole aromaticità e soprattutto una grande capacità di adattamento alla siccità e al calore. Si ritiene che possa rivelarsi assai utile nella Francia del sud, sempre più martoriata dal surriscaldamento climatico. Il savatiano va ad aggiungersi ad altri vitigni ellenici già accolti Oltralpe: agiorgitiko, assyrtiko, moschofilero, xinomavro. 

I vini ottenuti da queste due cultivar potranno essere commercializzati in Francia e nel resto d’Europa, ma limitatamente alle categorie Igp e Vin de France. Rimangono quindi al momento esclusi dalle Aoc. 

In copertina una foto del vitigno savatiano. Fonte: ΠΝΠ, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons