Borgogna, l'inarrestabile ascesa del Crémant

Borgogna, l'inarrestabile ascesa del Crémant

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
20 marzo 2026

Con oltre 30 milioni di bottiglie, cresce senza sosta il metodo classico prodotto in Côte-d’Or, Saône-et-Loire e Yonne. Italia nella top 5 dei mercati europei.

È ormai un fenomeno imprescindibile. Il Crémant de Bourgogne è diventato un asset strategico della commercializzazione, e quindi della produzione, della quotatissima regione viticola francese. 

Vino tutto sommato marginale fino a non molti anni fa nonostante una storia plurisecolare, lo spumante metodo classico prodotto soprattutto nello Chalonnais e nell’Auxerrois è diventato una vera e propria star commerciale. 

Le sue quote di mercato si sono impennate negli ultimi anni, imponendo una crescita inarrestabile. Con il millesimo 2025, l’appellation Crémant de Bourgogne, che ha festeggiato i 50 anni del suo riconoscimento ufficiale, ha centrato l’obiettivo di una produzione di oltre 30 milioni di bottiglie equivalenti. Con quasi 4.000 ettari di vigna (pressappoco il 12% del totale) oggi rappresenta da sola il 15% della produzione di tutta la Borgogna, in aumento costante. Il 2025 ha fatto segnare un +9% rispetto al 2024 e questa tendenza ha anche consacrato il ruolo delle esportazioni. Ormai la maggior parte delle bottiglie di crémant finisce all’estero (51%), mentre la Gdo nazionale continua a costituire uno sbocco commerciale di tutto rispetto (28%). 

Il mercato italiano è ormai un punto di riferimento per il Crémant de Bourgogne. Questo vino incarna probabilmente sempre più un’alternativa economica, ma autorevole nella percezione degli acquirenti, allo champagne. Da questa parte delle Alpi sono arrivate l’anno scorso 688 mila bottiglie di metodo classico borgognone (4 milioni di euro di giro d’affari esentasse), più di un terzo di tutte le importazioni di vino proveniente da quel territorio. Un balzo considerevole, se è vero che ne 2024 erano già 550 mila, ma appena 28 mila nel non lontano 2013! Insomma: una vera e propria esplosione, che ha portato l’Italia nella top 5 dei mercati europei di questa Aop. 

Sorprendentemente, nonostante le note difficoltà, continuano a progredire anche i mercati britannico e statunitense, segno di una considerazione ormai consolidata. 

A fronte di questo successo planetario, le istanze borgognone investono anche in ricerca della qualità e relativa percezione. La revisione del disciplinare di produzione, attualmente al vaglio dell’Inao, consentirà di rivendicare in etichetta i lieu-dit o la particella catastale di provenienza delle uve.

Crediti foto: BIVB / Denis GADENNE