Così cambia il profilo dell’Esagono

Così cambia il profilo dell’Esagono

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
09 aprile 2026

In 50 anni la Francia del vino arretra per superfici e produzione, ma non in modo indiscriminato. Il nord e i vini bianchi guadagnano sensibilmente terreno.

A dispetto del suo prestigio, da un secolo e mezzo a questa parte la vitivinicoltura d’Oltralpe è in calo costante. Degli oltre 2 milioni di ettari vitati a fine Ottocento, il vigneto Francia ha conservato meno di 750 mila ettari. L’ottimizzazione delle tecniche produttive ha certo molto implementato le rese, ma non abbastanza da compensare il calo dei volumi. Se nel quinquennio 1974-78 si producevano in media 57 milioni di ettolitri l’anno, nel 2020-24 questo valore è quasi dimezzato (31,5 milioni). 

Tutto questo non è uno scoop, m ciò che meno noto, è che questo fenomeno non si è comportato in modo omogeneo per tutta la Francia. Sintetizzando l’andamento per settori, si osserva che la diminuzione riguarda soprattutto i vini rossi, mentre i vini bianchi hanno spesso visto la loro produzione innalzarsi. Anche in questo caso, tuttavia, il quadro è composito: a crescere sono essenzialmente il nord e il nord-est del Paese. Al contrario, la metà sud dell’Esagono ha registrato numeri pesantemente negativi, in particolare lungo il litorale mediterraneo. Si può plausibilmente congetturare che questo andamento sia coerente con una domanda crescente per vini leggeri, beverini e freschi, più facili da ottenere a settentrione. 

Secondo i recenti dati di FranceAgriMer, istituto pubblico di coordinamento delle politiche agricole, nell’ultimo mezzo secolo gli unici dipartimenti (9 su 39) a far segnare un saldo positivo nella produzione sono: 

il Bas-Rhin, Alsazia settentrionale (+50%), mitigato però dall’arretramento dell’Haut-Rhin (–14%);  lo Jura (+40%), i cui dati vanno però relativizzati, perché assai marginali in termini assoluti (da 1.700 a 2.200 ha); tutti i dipartimenti della Borgogna (passata dai 21.400 ettari del 1974 ai 31.400 ha del 2022): Côte-d’Or +29%, Saône-et-Loire (Chalonnais e Mâconnais) +36%, e soprattutto l’Yonne (Chablis e Auxerrois), che con uno stratosferico +220% ha recuperato molto del terreno perso nel Primo Novecento; tutta la Champagne: +40% di volumi nella Marne (già ampiamente coltivata), +142% nell’Aisne (con il medio-basso corso della Vallée de la Marne) e ancora di più l’Aube, dove la produzione è balzata del 160%! 

Nella Loira è positivo solo l’andamento dello Cher, che grazie al successo planetario di Sancerre e Pouilly-Fumé registra un lusinghiero +110%.  Restano pressoché stabili, fino al 2024, i raccolti del Maine-et-Loire (Anjou e Saumurois, –2%) e della Gironda (il dipartimento di Bordeaux), dove il calo è solo del 3%, prima però del ripiego del 2025. 

I veri e propri tracolli riguardano il Sud-ovest (attorno a –70 / –80%), il Languedoc e soprattutto il Roussillon (–78%), nonché la Corsica (–81%). La Provenza ha verosimilmente rintuzzato le perdite, pur consistenti, grazie al successo del rosé. 

Il panorama francese attuale disegna dunque un Paese sempre più polarizzato sui vini bianchi. Nel 2024 Champagne, Alsazia, Borgogna, Jura, Loira, ma ora persino la regione Midi-Pyrénées (con il 61,7% del totale regionale) hanno vendemmiato più uve bianche che rosse. •

Foto di copertina dell'autore: uno scorcio del Grand Auxerrois, nel nord della Borgogna.