Digione impaziente di ottenere una sua Aoc

Digione impaziente di ottenere una sua Aoc

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
06 luglio 2026

La capitale dei Duchi di Borgogna punta al riconoscimento ufficiale della sua dénomination géographique complémentaire che conta su circa una trentina di produttori

Jean-Luc Theuret, presidente dell’Association des vignerons du Bourgogne-Dijon è più che ottimista: «Contiamo che la decisione definitiva dell’Institut national de l’origine et de la qualité arrivi nel primo semestre del 2027». Il sodalizio, che raggruppa una trentina di produttori, ha già ricevuto due visite del comitato d’indagine nazionale dell’Inao, che fanno ben sperare. Tra circa un anno Digione potrebbe dunque vedersi riconosciuta una menzione geografica aggiuntiva all’appellation regionale Bourgogne, divenendo così la sua 14a dénomination ufficiale. 

Questo titolo porterebbe sicuro lustro e visibilità alla città dei Duchi, e sarebbe un doveroso tributo a una condizione storica di indiscutibile tradizione. Prima che emergessero sul mercato i vini di Gevrey-Chambertin, Pommard o Chambolle-Musigny, infatti, i vini di Digione godevano di una saldissima reputazione in Francia e anche all’estero. Nel Medioevo Digione era, assieme e più ancora di Beaune, il “marchio” commerciale dei vini di pregio della Côte d’Or, e nonostante la sua reputazione sia andata assottigliandosi con l’emergere della Côte, ha conservato una solida nomea fino alla fine del Settecento. I colli che circondano la città contarono fino a 1.600 ettari di vigna. 

È proprio quest’areale periurbano, eroso a poco a poco dal XIX secolo dall’espansione cittadina, che l’associazione intende continuare a valorizzare. I vignaioli sono affiancati con decisione dalle istituzioni politiche locali, in particolare dalla Métropole (la Città metropolitana), fin dal 2013, anno in cui iniziò a  prendere forma l’idea di una Aoc.

Nel 2022 la candidatura è stata avanzata ufficialmente all’Inao. I vigneron hanno dovuto apportare prove di idoneità storica, geologica, pedologica, commerciale. Tutte andate a buon fine, a quanto sembrerebbe. Ad oggi sono circa 80 gli ettari di pinot noir e chardonnay già ripiantati nei comuni di Digione, Talant, Plombières, Corcelles-les-Monts e Daix. Il potenziale teorico è di 250 ettari. Bourgogne-Dijon dovrebbe dunque logicamente andare ad affiancare la dénomination Bourgogne-Montrecul, che già dal 1937 identifica il più celebre cru digionese. •

Fonte foto: Pixabay, Palais des Ducs di Digione