I francesi sono pronti a difendere il vino


I francesi sono pronti a difendere il vino


La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
21 ottobre 2026

Secondo uno studio condotto da Deloitte su incarico della filiera, i transalpini considerano la viticoltura un patrimonio nazionale. Che merita di essere valorizzato anche con donazioni.

Fino a 6,8 miliardi di euro. Tanto sarebbero disposti a donare i francesi, astemi compresi, per difendere e promuovere il loro vino, percepito come un patrimonio culturale (ma non solo) della nazione. 

Lo studio è stato commissionato a Deloitte, famosissima società internazionale di consulenza, dall’associazione Vin & Société, che raggruppa 440 mila attori della filiera vitivinicola (produttori e négociants), rappresentati da 28 entità (consorzi e organizzazioni professionali).
Deloitte ha intervistato oltre 2 mila francesi maggiorenni, indicativi del profilo medio sia per età sia per genere sia per residenza (regioni viticole e non). Un comitato scientifico, composto da antropologi, storici, comunicatori, responsabili della filiera, ha contribuito a mettere a punto il protocollo dell’indagine. 

A ogni intervistata o intervistato (52% di donne) è stato chiesto in che misura sarebbe disposto a contribuire a un fondo ad hoc, progettato per difendere e valorizzare l’aspetto culturale, quello sociale e conviviale, e quello legato alle competenze e al savoir-faire del vino.
Il risultato finale è sorprendente. Gli intervistati (tra cui 59% di abitanti di regioni non produttrici e 15% di astemi) hanno assicurato di essere pronti a donare 94 € a testa per preservare il patrimonio enoico e fino a 123 € per rafforzarlo.

Il valore (non economico) più elevato riconosciuto dagli intervistati è quello di collante sociale di convivialità, seguito dalla dimensione culturale e di immagine della Francia nel mondo, infine dagli aspetti più pratici, di competenze tecnico-professionali.
Quando si tratta però di pronunciarsi su una gerarchia assoluta e astratta, cultura e immagine passano in testa nella scala dei valori.

«Il valore misurato da questo studio – spiega Maia David, docente di Economia dell’ambiente ad AgroParisTech, e referente del progetto – consiste nel “valore di non utilizzo”, ossia il valore che ha il vino per il fatto di esistere, come eredità culturale e patrimoniale, a prescindere dal suo consumo e dalla confidenza» che i francesi hanno con esso.

In una fase storica di profonda crisi del vino d’Oltralpe, un’iniziativa di questo tipo basterebbe per rilanciarlo? •