Il Crémant d’Alsace è diventato grande

Il Crémant d’Alsace è diventato grande

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
28 maggio 2026

Quest’estate il metodo classico alsaziano compie 50 anni dal riconoscimento ufficiale. Ed è ormai leader tra gli effervescenti francesi. Gli italiani lo amano sempre più.

Era il martedì 24 agosto del 1976, quando un decreto ministeriale sancì la nascita ufficiale dell’appellation contrôlée Crémant d’Alsace. Su impulso del domaine Dopff au Moulin e della cantina sociale Wolfberger venivano così fissate le norme destinate ad armonizzare stili e procedure disparati, che già dalla fine dell’Ottocento avevano presieduto allo sviluppo un po’ sregolato della spumantistica renana. Proprio Julien Dopff, ispirato dal savoir-faire champenois, aveva iniziato ad applicarlo a Riquewihr, nei primissimi anni del XX secolo.

Il Crémant d’Alsace, cronologicamente il terzo di Francia, compie quindi mezzo secolo. E non è un compleanno qualunque. Ha infatti saputo intercettare l’onda dell’euforia che circonda i vini effervescenti, e negli ultimi dieci anni la sua produzione è cresciuta del 37%! Ormai quattro bottiglie su dieci prodotte in Alsazia, e più di una bottiglia su quattro tra quelle esportate, sono di metodo classico, di cui solo due terzi restano in Francia. Così la regione di Colmar e Strasburgo si sta sempre più definendo una nuova identità produttiva. 

L’Italia concorre fortemente al successo del crémant. L’anno scorso ha importato oltre un milione di bottiglie (+6% rispetto al 2024), prodotte da 229 aziende alsaziane. Ben il 57% di queste era di crémant, una tendenza di crescita recente, iniziata negli anni del covid. Evidentemente gli italiani cercano un’alternativa più economica allo champagne, ma probabilmente stanno anche imparando a conoscere le differenze. 

Le specificità del crémant alsaziano non mancano, a partire dai vitigni. Se le cuvée monovarietali stanno conquistando terreno, specialmente con lo chardonnay, il pinot blanc e l’auxerrois rimangono di gran lunga le uve più utilizzate nella spumantizzazione (54%), seguite dal pinot gris (16%) e dal riesling (9%). L’assemblaggio è ancora una pratica corrente. Se la tendenza era segnata da soste sui lieviti brevi (anche solo 9 mesi) e dosaggi robusti, l’Alsazia si sta parzialmente allineando alla stilistica contemporanea, che richieste affinamenti più prolungati e meno zucchero. Il rosé (100% da pinot nero pressato o brevemente macerato), rappresenta più di una bottiglia su otto. 

Con i suoi 4.567 ettari rivendicati nel 2025, 44,6 milioni di bottiglie prodotte da oltre 500 operatori, il Crémant d’Alsace, c’è da scommetterci, non è più l’esito di un effetto di moda, ma un nuovo faro per il futuro di questa regione viticola. •

Dambach — Foto: František Zvardon / Conseil Vins Alsace