Il Languedoc punta sul bianco

Il Languedoc punta sul bianco

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
30 aprile 2026

Il più vasto areale vitato di Francia è in piena ristrutturazione: i produttori scommettono sui vitigni a bacca bianca a partire dallo chardonnay. È una buona idea?

L’ampio piano di ristrutturazione del mondo vitivinicolo d’Oltralpe è la conseguenza di un problema profondo e multifattoriale. La Francia ha già spiantato decine di migliaia di ettari di vigneto nell’ultimo biennio, e si avvia a eliminarne altri (forse 100 mila!) a breve termine. 

Il Languedoc, parte del cosiddetto “Midi”, ossia l’areale mediterraneo dell’Esagono, è in assoluto tra le zone più colpite dalla crisi. Sovrapproduzione, scarsa valorizzazione passata della qualità, vitigni e appellations d’origine poco noti, brutale impatto del surriscaldamento climatico... Sono molti i problemi di un territorio vasto e complesso, legato nell’immaginario collettivo al vino rosso di bassa gamma, magari frutto delle cantine sociali. Non è facile, per la Linguadoca odierna, scrollarsi di dosso una nomea poco lusinghiera, nonostante i fatti dimostrino chiaramente da tempo che qui l’alta e l’altissima qualità sono possibili. 

Il vino rosso è nell’occhio del ciclone: è di gran lunga la tipologia più colpita dal calo delle vendite nel mondo intero. Così, il Piano collettivo di ristrutturazione (Pcr), lo strumento gestionale pubblico preposto a monitorare e indirizzare gli sforzi della filiera viticola, registra intenzioni molto chiare da parte dei vignaioli. I 3.444 operatori impegnati nel Pcr 2026 dichiarano di voler piantare uve bianche nel 56% dei casi! Non si era mai visto nulla di simile, in una regione storicamente legata soprattutto ai vitigni rossi. 

Se il Languedoc si è già largamente trasformato da inizio secolo (ben 53 mila ettari di vite hanno cambiato volto), i mutamenti avevano portato alla ribalta i vini rosati, e i vitigni più alla moda, come il merlot, che ha riscosso un grande successo. Mai però si era registrato un tale entusiasmo per le uve chiare.

Secondo i dati del Comité reconversion qualitative différée, in cima all’elenco delle preferenze dei vignaioli c’è lo chardonnay, che da solo rappresenta il 21% delle intenzioni di impianto. Una scelta davvero arrischiata, data la propensione dell’uva borgognona per i climi freschi. In tempi di cambiamento climatico farà la stessa fine del merlot, ora in fase di arretramento, anche per ragioni meteorologiche? •

Fotografia © Kafeole, Wikimedia Commons, licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 (CC BY 2.0; https://creativecommons.org/licenses/by/2.0).