La Champagne ferma la sala macchine


La Champagne ferma la sala macchine


La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
22 ottobre 2026

Il Syndicat général des vignerons ha votato a larga maggioranza lo stop della revisione dell’area dell’Aoc. Tradotto: la Champagne rinuncia a espandersi, sine die.

Il Syndicat général des vignerons de la Champagne ha approvato, con il 78,85% di voti favorevoli, l’interruzione sine die dell’iter ufficiale di revisione dell’aire d’appellation. In altri termini, l’estensione dei vigneti che una tale revisione avrebbe comportato non si farà. 

La decisione era nell’aria da mesi, se non da anni, ma ora è confermata dal voto dei viticoltori (che possiedono il 90% delle vigne). La procedura era stata lanciata nel 2003, quando la Champagne cavalcava un’onda di crescita ed espansione commerciale da decenni. Negli anni, ha coinvolto istanze di vario tipo, sotto l’egida dell’Inao. Esperti, tecnici, storici, geologici, agronomi e decisori avevano dialogato per anni, guidati da un approfondito e complesso lavoro di censimento, studio, valutazione e mediazione. Quali e quanti nuovi comuni, quali e quante parcelle avrebbero potuto iniziare a fregiarsi della prestigiosa denominazione d’origine e iniziare (o tornare) a produrre uva Aoc?

Nel 2008 una prima proposta aveva incluso una quarantina di nuovi villaggi, soprattutto a nord-ovest della Marne e nei dintorni di Troyes. Il piano era stato validato, ma la decisione attuativa poi rimandata negli anni, a fronte delle molte incertezze, dei delicati equilibri diplomatici interni e di un’evoluzione rischiosa del mercato. Il varo definitivo era atteso tra quest’anno e il 2029, ma questa prospettiva sembrava ai più sempre meno realistica. 

Cambiamento climatico repentino, incertezze economiche, calo dei consumi, tensioni geopolitiche, in un settore merceologico in cui l’export rappresenta ormai il 58% delle vendite... I motivi per mettere una pietra sulla revisione erano molti. Maxime Toubart, presidente del Sgv, è perentorio: «Abbiamo ritenuto che non fosse più opportuno concludere oggi una revisione concepita 23 anni fa, in un contesto mutato su tutti i piani. […] Prima di ridisegnare l’area dell’Aoc dobbiamo riflettere allo champagne che vogliamo produrre domani, alla sua identità, ai suoi equilibri e ai terroir che gli permetteranno di restare fedele a sé stesso».

La cartografia prodotta in questi anni non sarà pubblicata, per non attizzare le polemiche. Ma non sono esclusi ricorsi da parte dei diretti interessati.  Come che stiano le cose, siamo di fronte a un segno clamoroso di una grossa crisi multifattoriale. •