Quelle inspiegabili anomalie della vite

Quelle inspiegabili anomalie della vite

La Francia in presa diretta
di Samuel Cogliati Gorlier
13 maggio 2026

Allarmate da una serie di comportamenti inconsueti della vite in Alsazia, Champagne e Borgogna, le istanze francesi cercano di comprenderne l’origine, per correre ai ripari

Una serie di anomalie di crescita e di fruttificazione della vite colpisce da ormai alcuni anni vari areali e vitigni del quadrante nord-est della Francia. Comportamenti preoccupanti e apparentemente inspiegabili della fisiologia della pianta che, in prospettiva, potrebbero compromettere sia la quantità dei raccolti sia la qualità delle uve. Un progetto pilota dell’Institut Français de la Vigne et du Vin ha lanciato una ricerca per cercare di recensire e inquadrare questi fenomeni. 

I primi sintomi precorritori che qualcosa non andava nella fisiologia della vite si sono visti in Australia più di trent’anni fa, spiega l’organismo di ricerca della filiera vitivinicola d’Oltralpe. In quella campagna 1995 si registravano germogliamenti insolitamente tardivi e irregolari, nonché ritardi di crescita della pianta, battezzati “Restricted Spring Growth”. Campanelli d’allarme si sono poi accesi anche in Germania e in California. 

Nel 2011 un primo evento in Champagne, nella Côte des Bar: la vite cresceva tardivamente e in modo rallentato, come per una sorta di stanchezza o di “svogliatezza”. Dal 2015 in poi, questi fenomeni si sono estesi all’Alsazia, alla Borgogna, al Beaujolais, «senza che alcun fattore comune chiaramente identificato consentisse, a quel tempo, di spiegarne l’origine», precisa l’Ifv. 

Tra queste anomalie: un consistente ritardo della crescita della vite, una fioritura con pochi e piccoli bottoni floreali, germogli secondari diffusi, decolorazioni, necrosi, deformazioni fogliari. A rischio, in questi casi, sono sia i volumi del raccolto sia la qualità dei grappoli e delle uve. 

Sin dal 2016, vari soggetti di ricerca agronomica hanno iniziato a studiare questi comportamenti. Ma è solo nel 2025 che l’Ifv di Colmar, in Alsazia, ha lanciato il programma Anovi, in partnerariato con il Comité Champagne, il Comité Bourgogne, il Civa alsaziano e l’Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement (Inrae). La strategia verte su più fronti: la caratterizzazione e l’analisi dei fattori; lo studio di un’ipotesi virale (affidato al laboratorio LPA Vitivirobiome); la valutazione dell’impatto di queste anomalie sul numero e il peso dei grappoli, le rese, la fertilità, la qualità (le piante colpite sembrano dare uve più acide). Ad oggi, ancor più che chardonnay e pinot noir, appare impattato il gewürztraminer. 

Ma la strada è lunga, perché se l’ipotesi di una causa virale appare la più accreditata, occorre escludere varie plausibili concause tutt’altro che balzane: fungine, batteriche, mediate dall’azione di insetti. Nel corso del 2026 si prevede un primo bilancio in merito.

Credit photo: https://pxhere.com/fr/photo/723984