CastelGiocondo. Quattro annate per ripercorrere l’evoluzione di uno stile
La Verticale
di Alessandro Franceschini
16 maggio 2026
Dal millesimo 2021 al 1995 del Brunello di Montalcino dell’azienda acquisita dalla famiglia Frescobaldi alla fine degli anni ’80. Una verticale che mostra il cambio di prospettiva e filosofia di una delle più storiche realtà della denominazione.
«A Montalcino, nel 1973, c’erano circa 180 ettari di vigna e lo ricordo come un borgo quasi abbandonato. Oggi gli ettari sono 3000, dei quali 2200 in produzione. C’è stata una crescita organica, grazie anche all’arrivo di produttori non della zona». Ha scelto Milano, Lamberto Frescobaldi, per organizzare una mini verticale del Brunello di Montalcino di CastelGiocondo, storica tenuta di proprietà della famiglia dal 1989, ma già nella sua “orbita” dal 1972, quando Vittorio Frescobaldi ne divenne il direttore tecnico.
«Per la nostra famiglia CastelGiocondo ha rappresentato un importante cambio di marcia – continua Lamberto Frescobaldi – anche perché noi, sino ad allora, siamo sempre stati legati soprattutto al mondo fiorentino». Tanti i ricordi che affiorano nei suoi racconti e la certezza che l’arrivo di diversi produttori da fuori zona abbia, nel corso del tempo, portato una filosofia e un approccio differente, orientato non tanto alla sussistenza quanto alla qualità. «Oggi ci sono 220 aziende a Montalcino che imbottigliano: siamo tutti amici, nonostante si sia tutti in competizione sul mercato».
Le peculiarità della Tenuta
La tenuta di CastelGiocondo si estende su 815 ettari totali, di cui 235 a vigneto e 152 iscritti a Brunello, tutti tra i 300-450 metri di altitudine sul versante sud-ovest di Montalcino e tutti certificati biologico dal 2015. La produzione complessiva, che è di circa 300.000/400.000 bottiglie all’anno, per circa due terzi vola all’estero. La tenuta, che è sovrastata da un’antica roccaforte costruita nel 1100 a difesa della via che dal mare porta a Siena, è caratterizzata dalla presenza da una notevole diversità di suoli al suo interno: galestro, argilla, marne e sabbie.
«Siamo a 60 km dal mare e di pomeriggio arriva aria fresca anche ad agosto, fondamentale per le vigne – aggiunge il Presidente di Marchesi de' Frescobaldi –. Nel corso degli anni i cambiamenti climatici hanno portato ad avere primavere che arrivano prima: la pianta schiude le gemme prima». Che fare? Secondo Lamberto Frescobaldi è stato fondamentale cambiare la lavorazione dei terreni, «per spingere più in profondità le radici, che ora trovano un terreno più freddo», nonché ritardare la potatura invernale. Contro le gelate, invece, la presenza di ventole che portano aria calda è un ottimo metodo per cercare di scongiurare questo pericolo.

La verticale
Dei quattro vini prodotti a Montalcino, che comprendono anche la Riserva Ripe al Convento, il merlot Lamaione e il Rosso di Montalcino Campo ai Sassi, il vino che porta il nome della Tenuta è certamente quello più rappresentativo. Le uve, una volta arrivate in cantina, vengono fatte fermentare in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata, con rimontaggi frequenti soprattutto durante le prime fasi. Il vino matura in legno, circa 24 mesi in botti di rovere di Slavonia e altrettanti in barrique di rovere francese, per poi affinare 4 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Se la 2021 è l’ultima annata in commercio, la verticale è tornata indietro ai millesimi 2016, 2006 e 1995, mostrando un netto cambio di stile figlio di una filosofia che nel corso degli anni è decisamente virata verso sorsi più distesi ed eleganti. Una frattura, rispetto ai due vini con più anni sulle spalle, che mette in evidenza un periodo storico nel quale la ricerca dell’estrazione, a partire dal colore, dominava la scena del mercato per molti produttori, alla ricerca di vini ricchi, potenti, con un uso del rovere più dominante rispetto ad ora.
Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2021
Un’annata dinamica, ricorda Lamberto Frescobaldi: inverno piovoso e mite, temperature che scendono ad aprile, poi un’estate calda, ma allo stesso tempo grandi escursioni termiche tra notte e giorno. Nel bicchiere emerge in questo momento una fragranza del frutto, molto delicato che ricorda le more e i lamponi, e sfumature floreali e agrumate che donano grande slancio al vino. Tannino graffiante in questo momento, ma dalla grana fine e con una freschezza che dona dinamicità. Un ottimo campione, giovane e che promette bene per il futuro.
Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2016
Inverno mite, primavera fresca e un’estate “calda ma senza eccessi, con alcune provvidenziali piogge ad agosto, ha fatto sì che le viti affrontassero l’ultima fase della maturazione in un eccellente stato fisiologico e con uve perfettamente sane” recita la scheda del vino. Nel bicchiere il miglior vino della verticale: potente ma elegante, con note di prugna che ben si fondono con quelle di spezie, di tabacco e con una diffusa balsamicità. Al palato ha nerbo, grande sapidità e una notevole persistenza. Vino che si beve perfettamente ora, ma che ha ancora lustri davanti a sé.
Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2006
Una bella annata, con mesi primaverili temperati e con un’estate caratterizzata da un luglio caldo e un agosto con temperature più fresche. È il vino meno dinamico dei quattro, che impressiona nel bicchiere con una fittezza impenetrabile del colore rubino e al naso con sfumature del frutto in forma di marmellata e qualche cenno di note più evolute, di sottobosco. Al palato ha una trama tannica molto morbida, smussata, e una freschezza accennata, ma che fatica a sostenere il vino con forza. Un vino diametralmente diverso per impostazione rispetto a quelli più giovani.
Brunello di Montalcino CastelGiocondo 1995
Annata non semplice, con temperature basse in primavera e un’estate altrettanto “fredda, piovosa e umida”, si legge nella scheda del vino, anche se in seguito ottime giornate di sole hanno portato a una maturazione graduale delle uve, tutte in ottimo stato sanitario al momento della vendemmia. Note di tartufo, carrube, un frutto in confettura di visciole, mostrano un impatto aromatico intenso, di buona fattura complessiva. Al palato sfoggia probabilmente le sue doti migliori, con un tannino di buona grana, rigido ma gessoso e setoso.
