Il Feudo Nico: il tempo nel calice

Il Feudo Nico: il tempo nel calice

La Verticale
di Sara Missaglia
05 febbraio 2026

Duecento anni di storia e una verticale che racconta il pinot nero dell’Oltrepò Pavese. A Mornico Losana una degustazione di grande respiro, condotta da Massimo Madama e Fiorenzo Detti.

Quando una cantina festeggia duecento anni di storia, la tentazione è quella di fermarsi ai numeri. Qui, invece, la sensazione è un’altra: quella di una continuità mai interrotta, che si è depositata nel tempo tra le vigne di Mornico Losana. Il Feudo Nico non racconta un’epopea, ma una presenza costante, fatta di lavoro quotidiano, di scelte lente e di un rapporto diretto con la terra che dura dal 1825.

Le radici nella storia

I primi documenti parlano di Francesco Madama e di agricoltura prima che il vino diventasse racconto. È con Emilio Madama che l’azienda assume una fisionomia più definita, trasformandosi da realtà agricola a cantina strutturata e iniziando a imbottigliare. Accanto a lui c’è Maria Antonietta, moglie e compagna di lavoro, figura centrale nella memoria familiare: una presenza discreta ma determinante, a cui oggi è dedicata la linea più identitaria dell’azienda, quella dei Metodo Classico. Nel 1972 il passaggio generazionale segna un nuovo capitolo. Edoardo Madama prende in mano l’azienda e, insieme alla moglie Gabriella, ne accompagna la crescita con uno sguardo sempre rivolto al territorio. L’ampliamento dei vigneti - oggi circa otto ettari - e la scelta di lavorare su parcelle differenti per suolo ed esposizione diventano strumenti per restituire la complessità dell’Oltrepò Pavese, con un’attenzione particolare al pinot nero, vitigno che qui trova una delle sue interpretazioni più convincenti.

L’azienda oggi 

Con una produzione annua che si attesta intorno alle 40mila bottiglie, Il Feudo Nico costruisce la propria identità attraverso una gamma ampia ma ben definita. Il cuore del progetto resta il Metodo Classico Maria Antonietta, proposto nelle versioni Brut e Pas Dosé, affiancato da una linea di rossi che raccontano il territorio attraverso interpretazioni diverse, da Vigna Castello e Vigna Ronchi fino alle selezioni Edoardo Blend e Cuvée dei 200. Completano il quadro i bianchi a base pinot Grigio e uno spumante rosé Metodo Charmat. Con l’ultima stagione, la cantina ha inoltre introdotto produzioni di nicchia pensate per il tempo lungo: una cuvée con affinamenti che arrivano fino a 100 mesi sui lieviti e grandi formati, Jeroboam e Mathusalem, che amplificano la vocazione all’evoluzione. Accanto alla viticoltura, Il Feudo Nico è stato tra le prime realtà dell’Oltrepò Pavese a credere anche nell’olivicoltura, con circa 400 piante di olivo, a conferma di una visione agricola ampia, in grado di guardare al futuro senza mai spezzare il legame con il territorio. Oggi, accanto a Edoardo, c’è Massimo Madama, ottava generazione della famiglia, che porta avanti una visione fondata su equilibrio e coerenza: produrre uva sana, rispettare i meccanismi naturali e intervenire in cantina solo per accompagnare il carattere del territorio, senza sovrapporsi. È in questa filosofia che si inserisce il progetto Classese, il Metodo Classico di pinot nero dell’Oltrepò Pavese, a cui Il Feudo Nico aderisce.

La degustazione

La degustazione verticale di Maria Antonietta ha rappresentato la chiusura naturale di un anno celebrativo, ma soprattutto un’occasione di lettura profonda del tempo. Condotta da Massimo Madama insieme a Fiorenzo Detti, degustatore e relatore AIS di lungo corso, nonché ex presidente di AIS Lombardia, e soprattutto profondo conoscitore del territorio oltrepadano, la verticale ha permesso di attraversare annate diverse dello stesso vino, mettendo in luce come clima, scelte agronomiche e affinamenti incidano sull’espressione finale, senza mai tradire l’identità aziendale. Assaggiare più annate in sequenza significa osservare lo stile che evolve, ma anche riconoscere una linea comune che tiene insieme passato e presente. Quattro vini, quattro momenti storici differenti, differenti versanti, l’abbandono del blend dal 2014 con lo chardonnay e la fiducia incondizionata nel pinot nero in purezza, alla ricerca di sempre maggiore eleganza, personalità e freschezza. Un unico filo conduttore: quello di una famiglia che da due secoli dialoga con la vigna e con il tempo, senza forzature, lasciando che sia il calice a raccontare.

Metodo Classico VSQ Maria Antonietta Brut 2013

L’annata 2013 è stata tirata il 26 giugno 2014 e sboccata il 2 luglio 2019. L’assemblaggio vede una prevalenza di pinot nero (75%), affiancato da chardonnay (25%), a dare equilibrio e ampiezza. Il dosaggio è Brut, con 5 g/l di residuo zuccherino, e l’affinamento sui lieviti si è protratto per 60 mesi, dando vita a un vino che coniuga maturità e freschezza, profondità aromatica e una beva ancora dinamica. Annata storica per il pinot nero dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo. Al naso sentori di pasticceria, e note evolute di frutta che vira verso note tropicaleggianti. Il profilo olfattivo è ampio e avvolgente, con ricordi di mela matura, pera e scorza di agrumi, accompagnati da sentori di fiori secchi. L’apporto dello chardonnay si avverte in una delicata cremosità, con richiami di burro salato e brioche. Al palato è armonico, equilibrato, con una freschezza ben integrata e un finale morbido, leggermente speziato, che accompagna la beva con naturalezza. Il sorso è molto sapido, invita a salivare e genera una bellissima attrattiva. Il pinot nero rivela la sua natura più elegante, abbinata ad elevatissime potenzialità evolutive. 

Metodo Classico VSQ Maria Antonietta Pas Dosé 2015

L’annata 2015 nasce da uve 100% pinot nero ed è stata tirata il 13 giugno 2016. Dopo una lunghissima sosta sui lieviti, durata 100 mesi, è stata sboccata il 24 ottobre 2024. Si presenta come un Pas Dosé con appena 2 g/l di residuo zuccherino, espressione di estrema precisione e rigore, dove il tempo ha lavorato in profondità, restituendo complessità, tensione e una trama gustativa scolpita. Struttura, eleganza e pienezza. Al naso si apre su note profonde e stratificate: crosta di pane scuro, nocciola tostata e mandorla, seguite da richiami di agrumi canditi, zenzero e leggere sfumature iodate. A contatto con l’ossigeno emergono sensazioni di spezie fini, pietra focaia e una sottile traccia affumicata. Il sorso è teso, salino, di grande tensione, con una materia compatta e una persistenza lunga e vibrante, quasi tattile, che richiama il gesso e la frutta secca.

Metodo Classico VSQ Maria Antonietta Brut 2018

L’annata 2018, ottenuta da pinot nero in purezza, è stata tirata il 5 giugno 2019 e sboccata il 6 marzo 2023. È il primo vino prodotto con le uve da vigneti che guardano verso Nord, scelta suggerita dal cambiamento climatico con l’obiettivo di avere uve a maturazione perfetta, i cui profumi sono amplificati dall’escursione termica e dalla freschezza della quota e dell’esposizione. Vendemmia con ottima qualità per le basi spumanti. Dopo 50 mesi sui lieviti, si esprime come un Brut da 4 g/l di residuo zuccherino, in cui lo slancio del vitigno incontra una fase evolutiva ben definita, mantenendo energia, precisione e un profilo gustativo nitido e coerente. Il bouquet è immediato e nitido, giocato su piccoli frutti rossi croccanti, melograno e ribes, affiancati da lievi accenni floreali. Sullo sfondo, una traccia di pane appena sfornato e gesso. In bocca è energico e scorrevole, con una tensione viva e una chiusura pulita, sapida, che invita al sorso successivo. Bellissima piacevolezza, amplificata da note agrumate che regalano freschezza.

Metodo Classico VSQ Maria Antonietta Pas Dosé 2021

L’annata 2021, anch’essa da 100% pinot nero, è stata tirata il 13 giugno 2022 e sboccata il 21 febbraio 2025. Proposta esclusivamente nel formato Jeroboam, in una produzione limitata a 50 pezzi numerati, si distingue per il dosaggio Pas Dosé da 3 g/l di residuo zuccherino. «Qui il cambiamento di passo è evidente: questo non è un Metodo Classico, è un metodo. L’azienda crede sempre di più su annate qualitativamente elevate. C’è un progetto importante, che mette il territorio al centro, e ora puntiamo al Classese come protagonista», commenta Massimo Madama. Un vino pensato come espressione rara e celebrativa, dove la scelta del grande formato amplifica la vocazione all’evoluzione e alla longevità. Al naso si presenta più riservato e verticale, con sentori di agrumi verdi, scorza di lime e pompelmo, erbe fini e una decisa impronta minerale. Il naso è sorprendentemente dolce pur essendo un non dosato: la dolcezza è quella del frutto, quasi a ricordarci la materia prima. Le note di lievito sono sottili, appena accennate, a lasciare spazio alla purezza del frutto. Il sorso è affilato, bilanciato, essenziale, di grande precisione, con una progressione lenta e profonda che promette un’evoluzione importante nel tempo, soprattutto nel grande formato. «Un vino non per tutti», commenta Fiorenzo Detti. Ogni anno l’azienda si propone di realizzare un caveau di grandi formati: l’idea è di valorizzare produzioni qualitative attraverso 50 Jeroboam all’anno. Saranno le grandi verticali del futuro.