Castelli di Jesi: viaggio nel cuore della terra del Verdicchio
Territori
di Mauro Garolfi
23 luglio 2026
Una serata memorabile, per celebrare il compleanno dell’Associazione Italiana Sommelier, guidata da Armando Castagno.
Un viaggio immaginifico e indimenticabile chiude e sublima le celebrazioni per il compleanno di AIS martedì 7 luglio a Milano. Armando Castagno prende per mano un pubblico attento e desideroso di lasciarsi cullare e stupire e lo conduce in un territorio dalla bellezza struggente.
Ci troviamo nel cuore delle Marche, nei Castelli di Jesi - in provincia di Ancona e in piccola parte in quella di Macerata - e attraverseremo ventiquattro comuni, minuscoli, ma brulicanti di cultura, di tensione verso l’identità e di talento. Siamo in un fazzoletto di terra dai panorami meravigliosi e dolcissimi, assolato, capace comunque di infondere un grandissimo equilibrio nei suoi vini, come ricordava già, nel Cinquecento, in Spagna, l’enologo ante litteram Gabriel Alonso de Herrera, che scriveva del Verdicchio e dei suoi poteri: la straordinaria longevità, l’equilibrio.
Le Marche sono una sorta di “scivolo verso l’Adriatico”, in cui la parte interna è fredda, ventosa e montana, la parte intermedia è collinare, pedemontana e digradante verso la riva adriatica. Cospicua e regolarissima è la distribuzione idrografica, la divisione è naturale in vallate parallele tra loro, definite da fiumi che nascono sull’Appennino e sfociano nell’Adriatico.
Le reminiscenze didattiche dei corsi AIS ci rimandano a due denominazioni a base verdicchio. Una, quella dei Castelli di Jesi, caratterizzata generalmente da vini potenti, sapidissimi, non particolarmente acidi, piuttosto profumati, molto duttili, che nascono ed esprimono intensa solarità e bellezza quasi esibita. L’altra è quella del verdicchio di Matelica, una sorta di coscienza ironica, umbratile, acida, tesa, con valori di estratto e alcol più bassi e freschezza dilagante.
Fin qui le premesse, ricche di spunti e aspettative. Ora però è davvero il momento di iniziare il nostro viaggio.

Storia
Strabone nel I secolo d.C. parlava già della greca Ancona, fondata da greci in fuga da Siracusa e “assai generosa di grano e di ottimo vino”, mentre la campagna di Jesi, nell’entroterra, era già occupata da popolazioni umbre, in rapporti di buon vicinato coi Piceni. L’arrivo da nord dei Galli Senoni, la loro integrazione e la conquista dei territori rappresentano un momento fondamentale nella storia di questi luoghi.
Il dominio romano si compie poi con la battaglia del Sentino del 295 a.C.: Roma vince sulle popolazioni italiche alleate con Jesi. Questa rimane nell’orbita dell’impero romano anche dopo il crollo di Roma e l’avvento dell’Impero Romano d’Oriente.
Tra un florido e tranquillo Medioevo e un Quattrocento in cui la presenza di grandi signorie in zona porta grandi artisti a lavorare qui, la nascita di Federico II di Svevia, lo “stupor mundi”, avvenuta proprio, per puro caso, a Jesi, assume un ruolo decisivo: memore dei suoi natali la nomina “città regia” e fa edificare un sistema difensivo all’avanguardia, proprio i Castelli, oggetto e soggetto del nostro viaggio, luoghi storicamente quasi inespugnabili.
La macchina del tempo azionata da Armando ci porta in un battito di ciglia al Novecento, quando la storia del vino dei Castelli di Jesi trova un momento di particolare fama nel 1953. In quell’anno Antonio Maiocchi, architetto, pittore e scultore, crea per l’azienda Fazi Battaglia la bottiglia “anfora” caratteristica del verdicchio, che diventa famosa in tutto il mondo e che ha il merito di individuare l’immediata corrispondenza tra forma della bottiglia e denominazione.
Geologia
L’areale dei Castelli di Jesi è caratterizzato dalla presenza di diverse matrici alternative. Troviamo marna, ovvero argilla e calcare, a pH alcalino, una sorta di cemento argilloso che tende a compattarsi, di origine marina, organogena, proveniente da fondali marini. Abbiamo poi una parte interna di pietre, rocce, massicci, placche sedimentarie depositatisi su fondali calcarei precedenti, senza alcuna presenza organica, quindi sabbie, arenarie. I letti dei fiumi sono invece di matrice alluvionale. Particolare è anche la presenza, in alcune zone, di piccole risorgive di gas, i cosiddetti “vulcanelli”.
In sintesi, abbiamo sabbie e arenarie sugli Appennini, calcari e sabbie scendendo verso il mare, calcari e argille scendendo ancora di più, arrivando a terra sciolta, argillosa, in prossimità del mare. Il drenaggio, la scelta dei portainnesti, la gestione della chioma, l’inerbimento e altre pratiche colturali possono essere influenzati dalla matrice geologica.
Lo scenario produttivo
La prima particolarità che balza subito all’occhio è la presenza di una denominazione per il vino d’annata, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC e una denominazione per la Riserva, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG. Enorme risulta la differenza, in termini numerici, a netto favore della DOC, che in tal senso domina, per distacco, anche sulle altre denominazioni dell’intera regione.
Analizzando i dati della produzione effettiva degli ultimi anni, emergono due aspetti: da una parte il disciplinare di produzione consente la riclassificazione di un vino atto a diventare Riserva anche come DOC, dall’altra i recenti fallimenti delle due più importanti realtà cooperative delle Marche, Moncaro e Colonnara, hanno determinato enormi giacenze e un notevole contraccolpo per tutto il territorio.
A questo proposito, secondo Armando, è merito della figura e del lavoro di Ampelio Bucci, scomparso nel 2025, se il territorio si è trovato con gli “anticorpi” per far fronte a queste crisi: la dignità del lavoro del vignaiolo, del “posso farcela anche senza la cantina sociale”. In questo contesto diverse aziende sono state “forzate a nascere” – e diverse stanno tuttora nascendo – non avendo più il collettore della cantina sociale.
Legislazione: i disciplinari di produzione
Nasce nel 1968 la DOC Verdicchio dei Castelli di Jesi, mentre la denominazione Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG vede la luce nel 1995. Sono comuni alle due denominazioni molte prescrizioni, una delle quali è che il vitigno verdicchio deve essere presente almeno all’85%, con saldo da uve a bacca bianca coltivate in regione. La maggioranza dei vini che troviamo è comunque rappresentata da verdicchio in purezza.
È prevista l’indicazione Classico, che però fa riferimento a un’area oggettivamente gigantesca: ciò che rimane fuori è davvero poco e non qualitativamente inferiore. È prevista l’indicazione Superiore, che richiede rese più severe. Sono previste le versioni spumante e passito.
Riguardo ad allevamento e a potatura, sono vietati pergola e tendone. Le rese massime sono molto generose: 140 q/ha per il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, 110 q/ha per il Classico Superiore e 100 q/ha per il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG. Vietata è la chiusura col tappo a corona. Si prevede un invecchiamento minimo di 18 mesi per la DOCG. Manca l’obbligo di imbottigliare il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC (Classico o Superiore hanno invece l’obbligo) in vetro, per cui se ne trova in percentuali non proprio irrisorie anche in damigiana o in bag-in-box. Emerge la considerazione di Armando secondo la quale occorrerebbe un disciplinare di produzione severo proporzionalmente all’ambizione che si vuole giustamente avere.

Ampelografia
Il verdicchio è molto presente nei bollettini ampelografici ottocenteschi, spesso confuso con varietà con cui non ha alcuna parentela (ad esempio verdea e verdiso). Dal grappolo troncoconico, di media grandezza, spesso grande, serrato, con un’ala o due, un tempo richiedeva lunga potatura, mentre i cloni selezionati oggi permettono potature più corte.
La fenologia, fondamentale per comprendere l’avanzamento del ciclo vegetativo, vede germogliamento e fioritura medio-precoci – e ciò rappresenta un problema col riscaldamento globale – invaiatura media, maturazione media o medio-tardiva.
Viticoltura
La peronospora è grande nemica del verdicchio, mentre l’arrivo della botrytis cinerea, che ha fatto la fortuna di alcuni vini, da metà settembre non si presenta più. Ideale è la selezione massale su cloni più tardivi possibili. Da segnalare l’allevamento a guyot singolo, che dà equilibrio della produzione, mentre permane il tradizionale guyot doppio, facile da potare. Sulle marne il verdicchio tende allo stress idrico, mentre sulle arenarie è più rigoglioso. Grande importanza hanno assunto le lavorazioni del suolo, le concimazioni organiche, la presenza di erba medica e di favino.
Enologia
Il verdicchio è varietà totalmente neutra e questa sua neutralità sta diventando, negli ultimi anni, un valore e un punto di forza, esprimendo in modo trasparente le differenze di luogo, altitudine, esposizione, suolo, stagione, clima. È in grado di dare vita a vini diversi, dagli spumanti ai passiti. Si caratterizza per un tipico sentore ammandorlato. Oggi, rispetto ad anni fa, c’è una minore ossessione sulla concentrazione del vino e l’uso del legno in maturazione è diminuito.
Profilo
Tra i descrittori tipici del verdicchio, si rilevano profumi diversi. Tendenzialmente floreali più che fruttati, i vini ottenuti da questa varietà mostrano spesso sentori erbacei, qualche nota speziata, nonché minerali di pietra focaia, salsedine, iodio, gesso, petricore. Nella sua proposta variegata, offre sicuramente una gamma ampia di descrittori.
Il viaggio nei comuni del verdicchio
Oltre Misa: generosità e prontezza
Nei tre comuni di quest’area non è ammessa la rivendicazione dell’aggettivo “Classico”. A Barbara, il cui castello è stato considerato inespugnabile per secoli, la viticoltura risulta sporadica, così come a Castelleone di Suasa, comune ubicato proprio accanto a Barbara e dove la superficie vitata a verdicchio è veramente esigua rispetto al totale. La sua importanza storica è relativa al fatto che, fondata dai romani, ne custodisce tuttora vestigia e una casa patrizia intatta, la Domus dei Coiedii, all’interno di un Parco Archeologico. Corinaldo, nominato “Borgo più bello d’Italia” nel 2007, è detto “Il paese dei matti” per la fama di stravaganza dei suoi abitanti. Libero comune fin dal 1195, presenta una cinta muraria trecentesca, rimasta praticamente intatta.
Riva Adriatica: freschezza e aromaticità
Ostra Vetere, borgo medievale intatto, ha avuto grande importanza per la storia del verdicchio, ospitando Villa Bucci, azienda di Ampelio Bucci. Scendendo verso il mare si arriva a Ostra, dei ventiquattro comuni quello con meno ettari vitati a verdicchio, che risulta anche all’interno dell’areale di produzione del Lacrima di Morro d’Alba DOC. Il comune di Belvedere Ostrense, terra bassa che digrada verso il mare, ha importanza secondaria nella produzione di vino. Di fondazione romana, è stato parte del comune di Jesi per secoli, divenendo comune autonomo nel 1808. San Marcello fu fondato nel 1234 da coloni provenienti da Jesi. Lo stemma del comune replica quello del comune di Jesi, lo stesso leone, senza però la corona. Morro d’Alba, a meno di 200 m di altitudine e già fortificato attorno all’anno Mille, è famoso soprattutto per il suo vino rosso da uva autoctona, Lacrima di Morro d’Alba.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vittoria 2023 – Lucchetti
Morro d’Alba – 180 m s.l.m. – esposizione sud-est – età piante 36 anni (1987) – fermentazione in cemento vetrificato – maturazione 18 mesi in cemento – affinamento almeno 6 mesi in bottiglia – 6600 bottiglie prodotte
Scorrevolezza, facilità di beva, senza ricerca di particolari strutture o complessità aromatiche. Leggero, vi si ritrovano caratteri tipici come la forza dell’agrume, il fiore di limone, l’albedo di limone; è scintillante di salsedine, note marine, iodate e floreali.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Oltretempo del Pozzo Buono 2023 – Vicari
Morro d’Alba – 150 m s.l.m. – esposizione sud – età piante 12 anni (2011) – fermentazione in acciaio – maturazione 8 mesi in acciaio – affinamento 24 mesi in bottiglia – 2500 bottiglie prodotte
Estratto, struttura. Freschezza e ampiezza. Morbidezza. Chiude con una scodata ammandorlata, delicata, ma presente.
Un piccolo meraviglioso intervallo del nostro viaggio è l’ascolto della registrazione dell’ouverture di La Vestale, opera del 1805 di Gaspare Spontini, dalla Scala di Milano, il 7 dicembre 1993, sotto la direzione di Riccardo Muti. Gaspare Spontini è stato un compositore vissuto tra il 1774 e il 1851, nato a Maiolati, uno dei ventiquattro comuni del verdicchio, oggetto del nostro viaggio, chiamato Maiolati Spontini dal 1939 in suo onore.
Esino Riva Destra: classicità ed equilibrio
Ci muoviamo ora in una zona chiave, non solo del verdicchio, ma secondo Armando del vino bianco italiano in generale. Siamo, infatti, in luoghi storici, in cui si può parlare di classicità non solo dal punto di vista legislativo, ma anche come espressione dei vini.
Maiolati Spontini, centrale tra i Castelli di Jesi, è il luogo di nascita di Gaspare Spontini. Qui sono quasi duecentocinquanta gli ettari vitati a verdicchio, per cui risulta, in questa classifica, quarto comune. La maggior parte degli abitanti vive nella parte bassa, nella frazione di Moie. Generalmente qui troviamo vini bianchi potenti, espressivi, estroversi.
Ci spostiamo alla spettacolare Cingoli, in provincia di Macerata, uno dei comuni più originali dei ventiquattro. La superficie comunale vede solo due piccole appendici all’interno dell’areale dei Castelli di Jesi. Posto in cima al monte Circe, a 631 m slm, Cingoli è uno dei tanti “balconi” delle Marche e vanta un numero di chiese, in proporzione, superiore a Roma e la presenza di parecchi palazzi nobiliari. Il clima è freddo e il verdicchio qui, come nel comune di Apiro, è più tardivo.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Misco 2024 – Tenuta di Tavignano
Cingoli – 295-310 m s.l.m. – esposizione sud-est – età piante 32 anni (1992) – fermentazione in acciaio – maturazione 12 mesi in acciaio – affinamento minimo 6 mesi in bottiglia – 10000 bottiglie prodotte
Diffusione gustativa, naso stupendo che ricorda la scorza d’arancia, il suo olio essenziale, il mandarino. Potenziale grande longevità, oggi è ancora giovane. Amaro, molto agrumato, bilanciato, equilibrato.
Castelbellino, che vede la presenza del famoso produttore Umani Ronchi, prende il nome dalla contrazione di “castel ghibellino”, indicando la presenza storica, nel Medioevo, di un’opposizione, insolita in queste zone, al papato e una maggiore vicinanza all’imperatore. Castelbellino è medievale, intatta, incontaminata, dalla bassa antropizzazione e da decenni in via di ripopolamento. La percentuale di uva verdicchio è qui quasi nulla.
Giungiamo in una delle due “capitali” del verdicchio, Cupramontana. Posto a 505 m s.l.m., coi suoi 325 ettari è il comune con la maggior superficie di vigneto a verdicchio in assoluto – oltre l’11% del totale – e presenta, da tempo, una vera e propria zonazione. Questi luoghi sono legati a diverse figure legate al mondo del vino e Armando ne ricorda alcune: Lucio Canestrari e Corrado Dottori. Cupramontana ospita anche il Museo internazionale dell’Etichetta del Vino e l’Eremo delle Grotte, detto anche dei Frati Bianchi, religiosi camaldolesi che hanno avuto un’importanza decisiva nella colonizzazione agricola di queste terre.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Il Priore - Frati Bianchi 2024 – Sparapani
Cupramontana – 410-450 m s.l.m. – esposizione sud-est – età piante 49-54 (1970-1975) – fermentazione in acciaio – maturazione 6 mesi in acciaio – affinamento almeno 10 mesi in bottiglia – 22000 bottiglie prodotte
Austero nei profumi che ricordano il gesso. La ritrosia olfattiva si trasforma quasi in dolcezza e morbidezza carezzevole all’assaggio. Il sorso è lungo ed espressivo, con una parte amara, una parte di nitida frutta secca; arrivano la mandorla, l’anice, il finocchietto, ricordi quasi di fieno, di sementi, una parte estiva, ceralicola, quasi da luppolo, il suo timbro. Vino composto e rigido ma ipnotico. Dal sicuro potenziale evolutivo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele 2022 – Campanelli
Cupramontana – 290-315 m s.l.m. – esposizione nord-est – età piante 38 anni (1984) – fermentazione con pied de cuve, in cemento – maturazione 7 mesi in cemento – affinamento almeno 9 mesi in bottiglia – 2400 bottiglie prodotte. In degustazione in formato magnum.
In sala il produttore, Francesco Campanelli, prende la parola e racconta brevemente la sua storia, che nasce nel 2021. Mosso dalla passione per il vino e per il territorio e arricchito dal percorso AIS, Francesco, nato e cresciuto in luoghi che vive e percorre ogni giorno, ha tra i suoi obiettivi quello di farli conoscere e valorizzarli. Questa è la prima annata prodotta di San Michele. La vendemmia fu condotta a San Michele, cru molto caldo di suo, nell’agosto di quell’annata caldissima e molto siccitosa quale fu la 2022. Ne sgorga un vino ricco, estroflesso, disvelato nella sua ricchezza di frutto, alcolica e di materia.
Ci muoviamo a Staffolo, rivale di campanile di Cupramontana. Ha nel simbolo del comune una staffa, che in realtà c’entra nulla con l’origine del nome, che invece è greca e significa “grappolo d’uva”. A 442 m slm, è il terzo comune di ventiquattro per superficie vitata a verdicchio. Detto “balcone della Vallesina” e “ il colle del verdicchio”, è un comune dinamico e cresciuto molto, con festival, mostre, un teatro attivo, seminari, fiere e sagre. Ospita un Museo del Vino e dell’Arte Contadina con un torchio intatto del 1695.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Rincrocca 2023 – La Staffa
Staffolo – 420 m s.l.m. – esposizione ovest – età piante 51 anni (1972) – fermentazione con pied de cuve in cemento – maturazione 12 mesi in cemento – affinamento almeno 24 mesi in bottiglia – 7600 bottiglie prodotte
Campione in affinamento. Emblematico delle possibilità del verdicchio. Profilo esplosivo al sorso, succoso, di nespola quasi acerba, quasi uva spina e tanta freschezza. Si colgono note erbacee, di mandorla verde, sedano, acetosella. Fine e nobile.
Giungiamo a Monte Roberto, paese di fondazione pre-romana e primo comune che si scopre partendo da Jesi, del quale è rimasto sempre nel cono d’ombra. Vi si produce anche il tradizionale vi de visciola, sciroppo di visciole e zucchero unito al mosto e con questo fermentato.
Al piccolo San Paolo di Jesi, a 224 m slm, le architetture medievali sono quasi del tutto scomparse e il centro storico è barocco. Borgo dalla bellissima campagna, di antichissima colonizzazione e con tanta cultura agricola, ciò che colpisce è la quantità elevatissima di superficie dedicata alla viticoltura. Si chiama “di Jesi” dal 1863.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico San Paolo 2022 – Pievalta
San Paolo di Jesi – 350 m s.l.m. – esposizione nord-est – età piante dai 13 ai 30 anni (1992, 2009) – fermentazione in acciaio – maturazione 24 mesi tra acciaio (33%), botti di rovere di Allier (33%), cemento (33%) – affinamento almeno 6 mesi in bottiglia – 21300 bottiglie prodotte
Aperto, profumato, fruttato, espressivo. Il legno è ben gestito, si affaccia una nota fragrante, di farina dolce e zucchero a velo. Considerando la formidabile persistenza del verdicchio in generale, con questi caratteri di densità e concentrazione, in un’annata calda e ricca, con una scia sapida forte, si traccia la via di un vino “borgognone”.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Ambrosia 2022 – VignAmato
San Paolo di Jesi – 230 m s.l.m. – esposizione nord-est – età piante 47 anni (1975) – fermentazione spontanea in cemento – maturazione 20 mesi in cemento vetrificato – affinamento 12 mesi in bottiglia – 11000 bottiglie prodotte
Concentrazione, patrimonio di freschezza e mineralità. Sentori originali quasi di marzapane, note speziate, di pepe rosa, quasi piccanti, ricordi di zenzero.
Il viaggio prosegue e raggiungiamo Apiro, da ad pirum, “presso il pero”. Siamo in provincia di Macerata e saliamo a 516 m s.l.m., su un altro “balcone”. Qui troviamo in genere vini molto essenziali, giocati su finezza e su freschezza. Le vendemmie sono tardive e siamo a una “frontiera del verdicchio”.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Origini 2023 – Fattoria Nannì
Apiro – 400-420 m s.l.m. – esposizione sud-ovest – età piante 56 anni (1967) – fermentazione spontanea in acciaio – maturazione 12 mesi in acciaio – affinamento almeno 6 mesi in bottiglia – 13000 bottiglie prodotte
Note quasi mentolate e piccanti, ricordi di peperoncino, zenzero e spezie orientali. Contundente per consistenza.
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Vigna Il Cantico della Figura 2022 – Andrea Felici
Apiro – 400 m s.l.m. – esposizione nord-est – età piante dai 40 ai 62 anni (1960) – fermentazione in cemento – maturazione 24 mesi in cemento – affinamento 24 mesi in bottiglia – 6300 bottiglie prodotte
In anteprima, di prossima uscita. Di grande meccanica e dinamica, tessitura gustativa. Lo scrigno di profumi che si aprono al calice è ampio, di fiore e frutto, di agrume, mandorla, anacardo. Il sorso è freschezza e materia, dolcezza e alcol, sapidità di pietra pomice, pietre vulcaniche e roccia. Giovane e dal lunghissimo potenziale evolutivo. Un verdicchio di riferimento, un fuoriclasse.
Esino Riva Sinistra: potenza e persistenza
Finiamo con la parte più interna dell’areale. Arcevia è un gioiello medievale in posizione panoramica, con una cerchia difensiva di ben nove castelli. Nei dintorni, nel comune di Genga, vi sono le famosissime Grotte di Frasassi.
Serra de’ Conti è importante nella produzione del Verdicchio, il sesto comune per ettari vitati. Di origine pre-romana, si chiama così perché tenuto, nel Medioevo, sotto il controllo dei conti della Genga. A Serra San Quirico siamo quasi nella zona del Verdicchio di Matelica, dai vini ombrosi, acidi, duri. La chiesa di Santa Lucia, nel centro storico, è uno dei massimi capolavori barocchi delle Marche. Mergo ha nome che deriva dall’acqua stagnante, paludosa e fu fondato in epoca pre-romana proprio dopo bonifiche. Meno di trenta ettari sono coltivati a verdicchio, ma è località storica, dove è sempre stato coltivato. Il merlo dello stemma è un errore storico, dal momento che l’uccello che si trovava negli antichi stemmi era un’anatra marina.
Rosora è un altro “balcone della Vallesina”. Fu sicuramente insediamento longobardo e di tradizione agricola tracciabile, operata dai monaci benedettini. A Castelplanio il terremoto del 24 aprile del 1741 rase quasi al suolo l’abitato, ma incredibilmente non fece vittime. La popolazione lo considerò un miracolo, cambiò il Santo Patrono in San Giuseppe, santo del giorno, ma da quel momento dovette fronteggiare cinque carestie in ventitrè anni. È presente “via Gioco del Formaggio”, con riferimento al gioco tipico del far ruzzolare delle forme di formaggio.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vigneto del Balluccio 2021 – Tenuta dell’Ugolino
Castelplanio – 200 m s.l.m. – esposizione sud-est – età delle piante dai 21 ai 58 anni – fermentazione spontanea in acciaio – maturazione 9 mesi in acciaio – affinamento almeno 8 mesi in bottiglia – 11200 bottiglie prodotte. Nota: diviene Castelli di Jesi Verdicchio Riserva dalla vendemmia 2025.
Di spettacolare incisività, ficcante, verticale. Di purezza e longevità.
Poggio San Marcello è il più piccolo comune della provincia di Ancona e non ha mai avuto una storia autonoma fino al 1947, essendo sempre stato frazione di altri comuni. Il verdicchio assume qui un tono maturo e opulento. L’altra capitale del verdicchio, insieme a Cupramontana, è Montecarotto, per quantità di vigne e qualità media. È città rinascimentale, agganciata a Urbino, a Rimini, a Ferrara, a Gubbio, dalle architetture cinquecentesche e seicentesche. Specialità di questo borgo, che è culla di dinastie di orologiai, sono storicamente gli “orologi da torre”.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vecchie Vigne Historical 2020 – Umani Ronchi
Montecarotto – 300 m s.l.m. – esposizione nord-est – età piante 50 anni (1969) – fermentazione in cemento – maturazione 18 mesi in cemento, poi 36 mesi in acciaio – affinamento almeno 6 mesi in bottiglia – 9500 bottiglie prodotte
Ampiezza nello spettro dei profumi. Lungo, largo, opulento, complesso. Da provare con molteplici abbinamenti con il cibo, dai secondi a base di pollame, al pesce d’acqua dolce salsato, da esplorare coi formaggi, magari su un Comté.

Armando chiude un viaggio straordinario con il ricordo di Daniela Quaresima, co-fondatrice dell’azienda La Marca di San Michele a Cupramontana – scomparsa prematuramente nel 2024 – e della sua testimonianza, del suo messaggio di vignaiola capace di una visione d’insieme, con il suo pensiero: “Vorremmo custodire la nostra terra, farla esprimere restando lontano da tutto quello che non le fa bene e non ci fa bene, concetto questo da estendere a tutto: dalla chimica allo sfruttamento intensivo di risorse e persone, alle sopraffazioni, alle ingiustizie.”
