Derthona Due.Zero: lo stato dell’arte del Timorasso

Derthona Due.Zero: lo stato dell’arte del Timorasso

Degustando
di Paolo Valente
10 aprile 2026

La sesta edizione dell’anteprima dedicata al vitigno autoctono dei Colli Tortonesi, restituisce un Timorasso in buone, se non ottime, condizioni di salute. Sotto la lente di ingrandimento le annate 2023 e 2024.

Nei Colli Tortonesi, la superficie vitata dedicata al timorasso ha superato, nel 2025, la soglia dei 500 ettari e, come ricorda il Presidente del Consorzio Tutela Vini Gian Paolo Repetto, «ci sono altri 130 ettari di bandi già autorizzati ancora da impiantare, quindi, arriveremo attorno a 600 ettari e questo vuol dire che in sei o sette anni potremmo raggiungere l'obiettivo di produrre circa tre milioni, se non tre milioni e mezzo, di bottiglie». 

Nel 2025 il numero di bottiglie ha toccato quota un milione e 700 mila, circa il doppio rispetto al 2024, annata fortemente penalizzata dalla peronospora; la media storica si aggira attorno al milione di bottiglie, ovviamente in costante crescita.  

In questo momento storico di contrazione della domanda, i vini bianchi stanno reggendo meglio rispetto ai rossi e il timorasso non fa eccezione. «C’è grande interesse attorno al Derthona Timorasso e il nostro obiettivo è tutelarne la crescita, senza mai derogare a qualità e tipicità». Per raggiungere ciò il Consorzio è orientato a varare la proposta di blocco di nuovi impianti e a proseguire l’iter per l’introduzione della sottozona Derthona attraverso la modifica dell’attuale disciplinare di produzione. 

A tale proposito e rispetto a quanto presentato nella scorsa edizione di Derthona Due.Zero (vedi qui) l’ipotizzata tipologia “Piccolo Derthona” ha subito una battuta d’arresto da parte dei tecnici del Ministero e dovrà essere oggetto di una riformulazione da parte del Consorzio. Non sembra invece vi siano ostacoli burocratici riguardo l’introduzione nel disciplinare della sottozona “Derthona”. 

L’edizione 2026 del Derthona Due.Zero ha visto la presenza di oltre 50 produttori che hanno presentato i loro vini nell’affascinante contesto del Museo Agricolo Orsi di Tortona. «Siamo una denominazione coesa, che oggi raggruppa 117 soci, e in ascesa, come dimostra il crescente successo sui mercati, con il 50% della produzione ormai destinato all’export». Stati Uniti, Canada e i paesi del Nord Europa sono mercati ormai consolidati così come lo sono la Corea del Sud, l’Australia e il Giappone, seppure con una lieve rallentamento. «Stiamo aumentando in maniera costante le vendite in Francia – continua Repetto –  e questo è un aspetto interessante perché lì siamo sconosciuti ma nel momento in cui ci conoscono ci trovano molto interessanti; ci sono un po’ di cantine che stanno lavorando molto bene”. 

Le annate in anteprima 

L’annata 2024 si è rivelata impegnativa, a causa delle abbondanti precipitazioni, superiori alle medie stagionali, e dell’elevata umidità, fattori che hanno richiesto grande attenzione in vigna. Più equilibrata, invece, la 2023, segnata da piogge primaverili ma anche da un’estate più soleggiata e calda. 

Queste condizioni si riflettono chiaramente nel profilo dei vini.  I Timorasso 2024 risultano mediamente più freschi, verticali ed eleganti, con un’espressione olfattiva fine e una spiccata tensione al palato.  I Timorasso Riserva 2023, al contrario, mostrano maggiore omogeneità, con vini più ricchi e strutturati, caratterizzati da complessità e da un promettente potenziale evolutivo. 

Le diverse interpretazioni 

Il disciplinare lascia quasi completamente la mano libera ai produttori: non definisce le modalità di vinificazione e maturazione del vino. Questo determina che siano numerose e differenti le espressioni prodotte, ferme restando le caratteristiche tipiche del vitigno. Scorrendo tra gli oltre 50 campioni in degustazione e relativi alle annate 2024 e 2023 ci piace segnalare alcuni prodotti che ben rappresentano il variegato mondo del Timorasso.

 

Già partendo dall’aspetto visivo, si possono apprezzare sensibili differenze di colore.  Si parte dal giallo paglierino tenue del Derthona Dai Sassi 2024 di Bruno Maurizio anticipatore di sentori fragranti e fruttati e del palato morbido, ai toni maggiormente carichi ma che rimandano ancora a sfumature verdoline come nel caso del Derthona Montino 2024 di La Colombera, con il suo naso complesso dagli accenni vegetali e dallo spiccato equilibrio gustativo. Toni dorati, invece, contraddistinguono il Derthona 2024 di Ricci Carlo Daniele che profuma di frutta gialla matura e di spezie, sentori che si ritrovano anche nella morbidezza del sorso. Quando al dorato si aggiungono toni ramati siamo davanti al Derthona 2024 di Vigneti Massa che con la sua personalissima versione ci conduce attraverso la struttura e il volume di un vino dal frutto prepotente e complesso.

Se nella gran parte dei prodotti l’uso del legno è assente o delicato, fa eccezione il Derthona 2024 di Sassaia De Alessandrini, giocato sulle note apportate dalla botte piccola e che, nonostante la loro decisa presenza, risulta un vino di buona freschezza e piacevolezza di beva. In qualche altro campione emergono lievi note olfattive di idrocarburo come avviene nel Derthona 2023 di Mandirola Enrico nel quale si ritrovano, nell’equilibrio e nella persistenza, anche sentori di agrume o nel Derthona Regina 2023 di Stefano Davico. La verticalità che caratterizza la maggior parte dei prodotti si evolve, in alcuni casi, verso note di maggiore morbidezza e calore come, ad esempio, nel Derthona 2023 di Luca Canevaro.