Formaggi affinati, raffinati, elaborati
Non solo vino
di Beppe Casolo e Luisito Perazzo
01 ottobre 2026
L'arte casearia italiana sta vivendo una rinascita creativa grazie alla figura dell'affinatore, un professionista che non si limita a produrre, ma trasforma il formaggio in un'esperienza sensoriale
Tratto da ViniPlus N° 30 - Maggio 2026
L’affinamento è una disciplina, spesso definita come un'alchimia, che eleva un prodotto di base già eccellente verso nuove vette di complessità aromatica e gustativa. Se il casaro è chi fa nascere il formaggio, l’affinatore è colui che alleva, educa e indirizza le giovani forme, per farle evolvere in esemplari maturi, capaci di esprimere appieno la propria personalità.
DEFINIZIONE E FILOSOFIA: AFFINARE VS AROMATIZZARE
Per comprendere questo universo, è fondamentale distinguere tra affinamento e aromatizzazione. L’affinamento è un processo che avviene dopo la produzione, durante la fase di maturazione. Il formaggio viene posto in ambienti specifici o a contatto con sostanze naturali affinché ne assorba, per osmosi o contatto, i profumi e i sapori, modificando la sua stessa essenza e la struttura della pasta. Al contrario, l’aromatizzazione avviene durante la caseificazione: ingredienti come tartufo, peperoncino o erbe vengono aggiunti direttamente nella cagliata, incorporandosi fisicamente alla pasta. I formaggi di “fantasiaˮ o elaborati rappresentano l'apice di questa ricerca creativa. Si tratta di prodotti dove l’estro dell'affinatore si spinge oltre la tradizione, utilizzando ingredienti insoliti come distillati, fiori eduli, spezie esotiche o persino cenere e tabacco per creare profili organolettici sorprendenti. La linea di pensiero dominante tra i grandi maestri è quella di esaltare, e mai coprire, le caratteristiche originarie del latte, cercando un equilibrio perfetto tra la base casearia e l'elemento aggiunto.
LA FIGURA DELL'AFFINATORE: IL CUSTODE DELL'EVOLUZIONE
Spesso l’affinatore non coincide con il produttore. Egli è un selezionatore attento che sonda il territorio alla ricerca di piccole realtà artigianali che lavorano latte di alta qualità, spesso crudo e in zone di alpeggio o di nicchia. Una volta scelta la “materia primaˮ, l'affinatore ne segue l'evoluzione, intervenendo con cure manuali costanti: rivolti, spazzolature, lavaggi in crosta e monitoraggio continuo delle condizioni ambientali. È un lavoro che richiede sensibilità, pazienza e una profonda conoscenza della chimica e della microbiologia lattiero- casearia per prevedere come il formaggio reagirà agli stimoli esterni.
I GRANDI NOMI DELL'AFFINAMENTO ITALIANO
L’Italia vanta nomi che hanno fatto la storia di questa disciplina, ognuno con una propria filosofia distintiva. Hansi Baumgartner (DEGUST), con un passato da chef stellato, ha trasferito le sue competenze culinarie nell’affinamento, creando prodotti che sono veri gioielli di equilibrio tra tecnica moderna e metodi di conservazione tradizionali dell’Alto Adige. Antonio Carpenedo (La Casearia Carpenedo), vero pioniere e visionario, è colui che ha dato vita al celebre Ubriaco®, riscoprendo l'antica usanza contadina di nascondere il formaggio nelle vinacce durante la Grande Guerra. Il suo “Metodo Carpenedoˮ si basa sul protocollo TUTA (Tempo, Umidità, Temperatura, Ambiente). Andrea Magi (De’ Magi) è definito l’alchimista dei formaggi: lavora ad Arezzo trasformando materie prime d'eccellenza in prodotti “magiciˮ attraverso selezioni rigorose e tecniche di affinamento stratificate in grotte di pietra. Renato Brancaleoni (Fossa dell’Abbondanza), è un esperto dell'affinamento in fossa, tecnica che prevede la fermentazione anaerobica del formaggio in pozzi di tufo, conferendo aromi inconfondibili di sottobosco e tartufo. Antonello Egizi è un affinatore che attinge ai “cassetti della memoriaˮ, utilizzando botaniche appenniniche, liquori rari e ingredienti come il cacao o il tabacco Kentucky per narrare storie di territorio attraverso il gusto. Famiglia Moro (MORO Formaggi), da tre generazioni affinano ricette che introducono nuovi profumi nel mercato, con una particolare specializzazione negli “ubriachiˮ e negli erborinati fantasiosi.
AMBIENTI, TECNICHE E INGREDIENTI: DOVE VIVE IL SAPORE
L’ambiente è il primo e più importante strumento dell'affinatore. Luoghi magici come grotte naturali, bunker, antiche cantine in pietra o fosse di arenaria offrono condizioni costanti di temperatura e umidità che sono impossibili da replicare artificialmente. In questi spazi, il formaggio respira e interagisce con microflore nobili che ne arricchiscono la crosta e l'anima.
LE TECNICHE VARIANO INFINITAMENTE
Contatto con prodotti naturali
Le forme vengono avvolte in fieno di primo sfalcio, foglie di vite, di noce o di fico. Il formaggio assorbe i sentori erbacei e balsamici, sviluppando note terrose e dolci.
Ubriacatura e immersione
L’uso del vino (come il Raboso passito o il Sagrantino) e delle vinacce è un classico che regala complessità zuccherina e tannica. Più audace è l’uso di spiriti e distillati: Gin, Rum, Vodka e Grappa vengono usati per massaggiare le croste o per immersioni che modificano la struttura proteica, rendendo la pasta più fondente e aromatica.
Concia della crosta
L’utilizzo di spezie, fiori eduli e ceneri è un'arte visiva e gustativa. La cenere di ulivo assorbe l'umidità e abbassa l'acidità, mentre fiori come la Rosa Damascena, il fiordaliso o la calendula donano eleganza e profumi floreali persistenti.
Accostamenti estremi
Alcuni affinatori sfidano il palato con cacao crudo, caffè, tabacco, aglio nero fermentato o aceto balsamico tradizionale. In questi casi, il formaggio diventa un vero e proprio “piatto elaboratoˮ, capace di chiudere un pasto come se fosse un dessert o un momento di meditazione.
CONSIGLI PER LA DEGUSTAZIONE
Per apprezzare appieno queste creazioni, è essenziale servire il formaggio a temperatura ambiente, estraendolo dal frigorifero almeno 20-30 minuti prima. La degustazione dovrebbe seguire un ordine crescente di intensità, partendo dagli affinati più delicati (magari con fiori o fieno) per arrivare alle potenti evoluzioni dei blu affinati con liquori o spezie forti. Ogni assaggio è il racconto di un legame profondo tra l'uomo, il tempo e la terra.
A ogni affinamento, il suo vino
A cura di Luisito Perazzo
Questa categoria di formaggi ci introduce in una dimensione davvero polivalente, fortemente condizionata, quando si pensa a un abbinamento con il vino, non solo dal tipo di latte utilizzato, ma anche dalle modalità tecnologiche e ambientali che lo hanno realizzato. Impossibile generalizzare e, quindi, la soluzione migliore è proporvi alcuni specifici matrimoni tra formaggi e vino, da nord a sud dell’Italia.
Seirass del Fen: diffuso in Piemonte e in particolare nelle valli del Pinerolese è una ricotta vaccina oppure a tre latti avvolta in uno strato di fieno la cui stagionatura avviene i locali freddi; Roero Arneis Camestrì 2022 di Marco Porello è il vino che ne esalta le caratteristiche.
Fatulì: in un enclave della Val Camonica rappresenta le tipologie affumicate. Latte di capra bionda dell’Adamello che in maturazione prevede l’affumicatura con la combustione di rami di ginepro verdi e quindi caratteristico aroma; il vino che lo seduce è Franciacorta extra brut Boschedòr 2019 di Bosio.
Ciochet: trevigiano, fa parte dei formaggi ubriachi con tre versioni previste: il bianco, il rosso, al radicchio; tre vini corrispondenti: Valdobbiadene Superiore di Cartizze Brut 2022 di Terre di San Venanzio, Colli Euganei Carmenere Riserva 2021 di Vignalta, Hora Prima 2023 di Tenuta Mosole.
Ambra di Talamello: siamo nel pesarese, realizzato con latte ovino e stagionatura in grotte di tufo, conferiscono un profilo appena piccante e succulento degno di essere accompagnato con un vino regionale come Roggio del Filare 2020 di Velenosi, ampio e vigoroso da montepulciano e sangiovese.
Caprino di Capua: realizzato nel casertano, viene aromatizzato con la pimpinella, un’erba che conferisce il caratteristico sapore, ben si abbina con Zagreo 2021 de I Cacciagalli, uve fiano in purezza maturate in terracotta.
Casizolu: sardo, con latte da vacca rustica allo stato brado, prevede una laboriosa lavorazione che si concretizza con numerose spennellate di olio di oliva e aceto sulla forma; il vino in accordo è Mandrolisai Superiore Angraris 2016 di Fradiles, taglio di bovale, cannonau e monica, che regala un sorso pieno ed equilibrio d’insieme.
