Eva Bortolini

Eva Bortolini

Sommelier al lavoro
di Anna Basile
15 luglio 2026

"L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorniˮ. Quando Pablo Picasso pronunciò queste parole, probabilmente non stava sorseggiando un cangiante calice di pinot nero, ma si riferiva a ciò che accade quando la bellezza ci attraversa ed entra nella nostra vita. Per Eva Bortolini, quella “polvereˮ è sparita quando ha messo piede nel mondo del vino.

Tratto da ViniPlus N° 30 - Maggio 2026

Il suo percorso non è iniziato tra le vigne né tra gli scaffali di un’enoteca: Eva, 34 anni, ha cominciato a studiare comunicazione e arte all’università, e nel frattempo si è data da fare con i primi lavoretti, in sala, al bancone di un bar, come babysitter. «Sebbene il vino sia stato sempre una costante nella mia vita – sono originaria di Valdobbiadene, capite che tutti qui hanno un paio di filari da qualche parte – non ho mai pensato di metterlo al centro della mia professione. È stato Antonio Rollo a coinvolgermi nell’attività della sua enoteca, Vino al vino. Deve aver capito prima di me che il vino poteva essere la mia strada. Io frequentavo l’enoteca senza aspirazioni lavorative, ci andavo a bere un bicchiere, in compagnia, e mi capitava di ascoltare discorsi su territorio, vitigni, affinamenti, o assistere alle degustazione con i produttori o con i più assidui frequentatori. Sta di fatto che quando Antonio ha avuto bisogno di un aiuto ha pensato a me. Sveglia e curiosa lo son sempre stata, potevo dare una mano. Ho cominciato dalle retrovie e poi sono arrivata in sala, dopo mesi di studio, assaggi e confronto continuo ».

Sostenuta dall’enoteca, Eva si è iscritta ai corsi AIS di Milano ed è diventata sommelier in meno di due anni, assaggiando il più possibile. «Prima bevi, poi parla: ecco la regola aurea che seguo in questo lavoro. Non si può capire, e ovviamente raccontare, un vino senza averlo assaggiato e riassaggiato e riassaggiato, più e più volte. La memoria gustativa è fondamentale per un sommelier », spiega Eva, «e con oltre 700 etichette e un riassortimento continuo allenarsi è imprescindibile. Quando mi rendo conto di aver escluso dai miei assaggi una bottiglia, rimedio subito, proprio per rafforzare la conoscenza e quindi il ricordo di quel vino e fermarlo nella mia memoria il più a lungo possibile”. Con uno scaffale enciclopedico e la ricerca frequente di nuovi produttori, è necessario continuare la propria formazione e approfondire: «Tutti noi dipendenti, ormai siamo quasi una decina, siamo incentivati a studiare e dedicare tempo alla formazione. Dopo il corso AIS che mi ha dato molti strumenti per capire il mondo del vino, vorrei iscrivermi ai corsi WSET (Wine & Spirit Education Trust), per approfondire la degustazione ed essere in grado di parlare di vino anche in un’altra lingua. Abbiamo molti clienti stranieri, è giusto garantire a ognuno un’ottima esperienza gustativa». L’attenzione ai clienti per Eva è fondamentale: «Bere un calice di vino deve essere un momento rilassante: i genitori che vengono qui in enoteca con i figli piccoli a volte hanno qualche difficoltà. Dedicare attenzioni a questi clienti magari distraendo per un po’ i piccoli con matite colorate e disegni, significa accoglierli bene. Un locale deve essere aperto a tutti e a volte basta davvero poco a trasformare un broncio in un sorriso».