Silvia Basso

Silvia Basso

Sommelier al lavoro
di Anita Croci
16 luglio 2026

Viene alla meta chi non è partito, sentenziava Brecht. Perché nella vita succede che si parta per un viaggio e ci si trovi a compierne uno diverso, scoprendo in esso la vera destinazione. Dal punto di vista lavorativo, e in particolare tra i sommelier di questa rubrica, non è affatto inusuale, e anche Silvia ci racconta di una passione sbocciata per caso.

Tratto da ViniPlus N° 30 - Maggio 2026

«Quando mi sono iscritta all’Università di Milano alla facoltà di Lettere ho iniziato a lavorare come cameriera, prima la sera nei locali e poi di giorno in una pasticceria, dove sono rimasta come responsabile per alcuni anni; ma, un po’ per arrotondare e un po’ perché cercavo stimoli nuovi, ho ripreso il lavoro serale in una vineria e qui è iniziata la mia curiosità per il vino, anche per un fine prettamente pratico: presentarmi al tavolo conoscendo l’argomento di cui parlavo». Rientrata a Varese, la sua città, la ristorazione rimane il suo mondo e il vino la direzione da seguire. «L’incontro determinante è stato quello con il ristorante Bottega Lombarda di Varese: i titolari sono appassionati di vino e si è creata una bella sinergia. Ricordo il corso di formazione organizzato per tutto lo staff e tenuto da Ivano Antonini: approfondimenti sulla degustazione, sull’abbinamento e tanti aneddoti interessanti. È qui che ho imparato un linguaggio non dogmatico, professionale ma empatico, che punta sulla comunicazione e non sull’esibizione». In un anno si diploma sommelier e inizia a collaborare con la squadra servizi della Delegazione AIS di Varese. Tra il Covid e la maternità non mancano numerose altre esperienze professionali di rilievo. Competenza, determinazione e un’intrinseca eleganza accompagnano la sua carriera e le portano anche il riconoscimento da parte di Identità Golose con “In cantina: Silvia Basso”. Oggi è responsabile di sala a Limbosco, un locale che anche grazie a Silvia ha trovato la sua dimensione attuale: un bistrot informale e accogliente, dalla proposta enogastronomica accuratamente pensata insieme alla chef e alla sommelier. «Attualmente abbiamo circa quaranta referenze, orientate al mondo dei “vini naturali”, con qualche etichetta anche dall’estero. Le proponiamo quasi tutte anche al calice, un po’ perché il momento storico – normativo, economico e culturale – vede un calo dei consumi, un po’ perché c’è volontà di fare esperienze diverse. La mia proposta prevede sempre una soluzione più confortevole e una più sfidante, ed è bello vedere che quando il cliente si affida nasce un dialogo, ma serve sensibilità, per evitare che la competenza si esprima in tecnicismi. Meglio raccontare una sfumatura, creare empatia». Lo studio continua a rivestire un ruolo importante nella sfera professionale di Silvia, che ha frequentato la scuola concorsi di AIS e vorrebbe intraprendere anche il percorso per diventare degustatore, ma ovviamente senza trascurare la parte empirica: «Appena possibile organizziamo visite alle cantine o alle fiere di settore, sia con i colleghi che personalmente ». Vini preferiti? «L’elegante personalità dei Boca e di certi rossi delle Colline Novaresi, la schiettezza della Barbera e l’eclettico Timorasso». ◆